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La passione di Gesù Abbandonato: l’ultimo saluto alla madre (3)

Gesù, nella sua vita terrena, non era mai stato troppo affettuoso nei confronti di sua mamma Maria. Ora, sulla croce, Gesù si rivolge a lei e, premuroso, le lascia il suo testamento

“Pensavo di avere più tempo, per parlare ancora con la mamma che tu mi hai dato, tentare di farle capire cosa sta  succedendo. Hai visto come sta soffrendo? Avrei voluto dire a Giovanni di rintracciare gli altri miei amici, quelli che sono scappati impauriti, per rincuorarli, rassicurarli. Avrei voluto fare ancora qualcosa per il nostro popolo.”

È sfinito. Intorno a lui tutto è buio. È rimasto solo.(3)

Ha appena rivolto l’ultimo saluto dolce, affettuoso, a Maria, la sua mamma; nei suoi confronti non era stato mai così premuroso.(4)

Ora sa che dovrà staccarsi da lei e non vuole lasciarla sola: intende “rassicurarla” in una nuova relazione per affidarle un “compito” che, come vedremo in seguito, diventerà fondamentale per la salvezza dell’uomo.(5)

  • (3) Secondo G. Giavini, Dio mio, Dio mio, perché?, Torino 1998, p. 36, è verosimile che «la madre, come le donne, fossero state tenute abbastanza lontano dalla croce (Mc lo nota espressamente per le donne)».
  • (4) G. Angelini, Il figlio. Una benedizione, un compito, Milano 1994, pp. 147-148, osserva: «Le affermazioni radicali di Gesù circa la “dispotica” precedenza delle esigenze del Regno rispetto a ogni esigenza connessa al rapporto parentale trovano suggestiva esplicazione anzitutto nella considerazione del rapporto che egli stesso ebbe con la madre e, rispettivamente, la madre ebbe con lui. (…) Maria, nella cosiddetta “vita pubblica” di Gesù, ha un posto di secondo piano: così si sarebbe tentati di dire in prima battuta. A giustificazione di tale affermazione sta anzitutto il numero ridottissimo delle sue comparizioni nel racconto: una nei sinottici (Mc 3,31 par.) e una nel vangelo di Giovanni (2,1-11). Sta poi anche e soprattutto il fatto che, in entrambe queste comparizioni, la sua presenza sembra essere quasi rifiutata da Gesù. A chi lo avvisa che ci sono fuori la madre e i fratelli che lo cercano, Gesù risponde: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è per me fratello, sorella e madre” (Mc 3,33-35)».
    Anche H.U. Von Balthasar, Se non diventerete come questo bambino, Casale Monferrato 1995, p. 45, sottolinea come: «Il Figlio si dimentica di lei, la riconosce a malapena (che ho da fare con te, o donna?), quando ella vuole visitarlo non ha tempo per lei, occupato com’è con la sua nuova famiglia. Quando una donna della folla la chiama beata, viene risospinta anonimamente verso la folla: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”».
  • (5) Neppure ora Gesù chiama Maria con il nome di Madre: «Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre”. E da quell’ora il discepolo la accolse con sé (…)» (Gv 19,25-77). A proposito, R.E. Brown, op. cit., pp. 1148-1149, osserva: «L’atmosfera è testamentaria (…). L’importanza di ciò che viene fatto è sottolineata al v. 28, dove leggiamo: “Dopo questo, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta…”.
    Perciò, ciò che Gesù compie in relazione a sua madre e al discepolo è la sua ultima volontà e un atto di autorizzazione che rivela e allo stesso tempo fa avvenire una nuova relazione. Siamo rimandati al Sal 2,7: “Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato”, che comporta ugualmente un’autorizzazione rivelatrice. Qual è la nuova relazione che non esisteva prima? (…) Interpretare la relazione tra il Gesù di Giovanni e sua madre come espressione di sollecitudine filiale (il figlio morente è preoccupato del futuro di sua madre e la lascia al suo più caro amico affinché se ne prenda cura. Ella dev’essere trattata dal discepolo come se fosse la sua propria madre) è ridurre il pensiero giovanneo al livello carnale e ignorare il distacco dalle preoccupazioni di una famiglia naturale che aveva avuto luogo a Cana in 2,4». Mi sento quindi in sintonia con l’interpretazione suggerita da G.Angelini , op. cit., p. 150: «(…) il senso delle parole che Gesù le rivolge – quasi un “testamento” – è appunto quello di riconoscere a lei l’identità di “madre”; non però “madre” sua, ma del “discepolo che egli amava” (19,26). “Madre” perfetta Maria lo diventa nel momento in cui ella “adotta”, per così dire, tutti i figli di questo mondo; tutti i figli di Dio, s’intende; ma tutti i figli di questo mondo sono destinati a diventare figli di Dio. Questo non è soltanto un “privilegio”, o se si vuole un onere, della madre di Gesù; questo è il significato ultimo di ogni maternità, che effettivamente sia vissuta “secondo lo spirito” e non semplicemente “secondo la carne e il sangue».

Contemplando l’episodio in questione, l’Associazione “La Pietra Scartata” ha deciso di impegnare le proprie comunità, il primo sabato di ogni mese, nella recita del Santo Rosario dedicandolo ai bambini abbandonati e dimenticati.

(3 continua)

Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace

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