Inizia l’agonia di Gesù sulla croce: sente che le forze lo stanno improvvisamente lasciando e si stupisce perché non si aspettava di morire così presto
“Papà, è da tante ore che non ti sento vicino.
Sono sfinito, mi manca il respiro; non ce la faccio più: sto morendo, Papà!
Ho voglia di sentirti, di vederti… di stare finalmente con te.”
Gesù è in croce da sei ore: sente che sta per morire; si stupisce, pensava di avere più tempo a disposizione, non si aspettava che la morte potesse giungere così presto. (1)
Come ogni uomo della sua epoca, sapeva per esperienza che sulla croce ci si poteva stare anche per un giorno intero. (2)
- (1) – La crocifissione non perforava alcun organo vitale. Così precisa R. Meynet, La Pasqua del Signore. Testamento, processo, esecuzione e risurrezione di Gesù nei vangeli sinottici, Bologna 2002, p. 322: «Il supplizio della croce infatti era concepito in modo che il castigo non fosse istantaneo, ma doveva durare il più a lungo possibile: doveva essere un esempio veramente dissuasivo per quanti passavano di lì, così avevano tutto il tempo di vedere e riflettere. La flagellazione però, che quasi sempre precedeva il supplizio della croce, indeboliva molto il condannato e ne accelerava la morte; infatti la flagellazione secondo l’usanza romana non si limitava ai quaranta colpi meno uno come era in uso presso i giudei, ma era praticata con corregge munite di pezzi d’osso e punte di ferro che laceravano il corpo dei suppliziati e facevano perdere loro tanto di quel sangue che molti morivano. È probabilmente per queste ragioni che per Gesù, non potendo portare da solo la croce, si era dovuto ricorrere a Simone di Cirene; e probabilmente anche per questo è morto così presto».
- (2) – Nel suo monumentale commentario, R.E. Brown, La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro Vangeli, Brescia 1999, riferisce in base a testimonianze di Seneca e Origene, che non era cosa rara per un uomo crocifisso sopravvivere l’intera notte e il giorno seguente. Secondo Barbet, citato in nota, un uomo crocifisso, a Damasco nel 1247, resistette fino al secondo giorno (p. 1379). B. Maggioni, I racconti evangelici della Passione, Città di Castello 2001, p. 267, indica in quali condizioni si sarebbe trovato Gesù: «Issato a braccia allargate sulla croce, il condannato moriva lentamente per soffocamento, tra atroci dolori e in piena lucidità. Per affrettarne la morte, e per un certo senso di pietà, capitava che i soldati di guardia gli spezzassero le gambe».
Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace“
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