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Le ultime sette parole di Gesù in croce: il problema della armonizzazione

Ogni evangelista ha raccontato ciò che a lui premeva sottolineare, ma ciò non giustifica che i vari fatti, se messi in rapporto l’uno l’altro, non possano non costituire un quadro armonioso e significativo per la nostra fede

Circa l’armonizzazione delle ultime sette parole di Gesù in croce, molti studiosi dicono che così non si “deve fare”. Non si possono cioè, armonizzare le diverse espressioni, frasi, parole dei quattro evangeli e riportarne un significato univoco, come se fosse un solo vangelo. Infatti, ogni evangelista, dicono, va studiato, nella sua visione teologica e interpretato per quanto ha inteso e voluto “raccontare”.

Armonizzre o no?

Oltretutto, sostengono coloro che sono contrari all’armonizzazione, se la Chiesa avesse voluto armonizzare avrebbe realizzato dei quattro diversi vangeli un solo vangelo armonizzato (NOTA 1). Se non l’ha mai fatto, ovviamente una ragione ci deve pur essere. Ovviamente mi guardo bene dall’esprimere un parere. Ciascuno faccia il suo mestiere. Gli studiosi, esegeti, cristologi, teologi il loro e, noi “uomini in cammino”, il nostro!
Però alcune considerazioni, leggendo qua e là, vorrei riportarle.
Innanzitutto nella nostra contemplazione “il vizio di fondo di una metodologia che rischi di porre in primo piano frammentariamente i singoli detti, a scapito di una visione complessiva e organica, viene più facilmente superato, a tutto vantaggio di una possibilità di valutazione completa ed unitaria anche di singoli detti” (2)

Il racconto “univoco” della passione

In secondo luogo c’è da osservare che “la passione, specie dall’arresto di Gesù in poi, è l’unica parte dove tutti e quattro gli evangelisti si mostrano in eloquente sintonia. E quella della passione è una narrazione ampia, unitaria, diversa dalla struttura più frammentaria dell’altro materiale dei Vangeli” (3).
Tale sintonia potrebbe giustificarsi dal fatto che, secondo il parere di uno di quelli che “nel campo” contano, Gianfranco Ravasi: “Ogni Evangelista che ci narra il martirio di Gesù Cristo non tutto  narra a modo del suo compagno. Nondimeno i loro racconti sono veri e tutti si accordano nel senso che se pur vi siano discrepanze nel modo del racconto, perché alcuno dice di più, altri dice di meno, là dove descrivono la sua compassionevole passione – dico di Marco e Matteo, Luca e Giovanni – il senso generale è senza dubbio uno” (4)
In sostanza, come spiega G. Ghiberti (5) se in passato le divergenze degli evangelisti erano rilevate prevalentemente con disagio, ora esse vengono considerate da coloro che si cimentano nel difficile compito della ricerca storica su Gesù, più come segnale di ricchezza che non di insicurezza, in quanto, proprio tali divergenze sono anche il segnale della ricchezza dei ricordi che si conservano dell’esperienza di Gesù.
Pertanto, anche se solamente Matteo e Marco riportano le parole di Gesù: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” e solo Luca quelle della “preghiera pacificata”: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”; mentre, per Giovanni, Gesù esclama; “Ho sete” e “Tutto è compiuto”, tuttavia, “tutte queste prospettive dei Vangeli vanno tenute insieme senza attenuarne o eliminarne nessuna. C’è una drammaticità che è necessario interpretare” (6).

Un’orchestra di voci che disegna un quadro armonioso

In definitiva, siamo come spettatori di fronte a una ben affiatata orchestra; ciascun artista eseguendo il proprio pezzo, seguendo il proprio spartito, utilizzando il proprio strumento, ci “mette” veramente del “Suo” – talento, ispirazione, amore… – ma il risultato dell’esecuzione di ogni artista è l’armonia, il messaggio. la musica: quello che ha voluto esprimere Colui che l’ha composta. È solo in questo contesto, armonico, di insieme che si può gustare l’autentico senso di un messaggio. Ogni evangelista pertanto, ha voluto, in quel momento, raccontare ciò che a lui premeva sottolineare, ma ciò non giustifica che i vari “fatti” (cfr. “le ipsissima verba”) se messi in rapporto l’uno con l’altro non possano non costituire un quadro armonioso e soprattutto significativo per la nostra fede (7)

NOTE
(1) “Se si crede che i vangeli siano un’opera ispirata da Dio, per qual motivo si cerca di migliorare ciò che essi offrono armonizzando le loro diversità cosicché si possa presentare ad altri una descrizione unificata che essi non danno? Se si ritiene che la chiesa cristiana fu guidata nel riconoscere che i vangeli sono canonici o normativi, perché si tenta di produrre un’armonia al loro posto? Nel sec. II fu Taziano a farlo, ma alla fine la Chiesa intera si rifiutò di sostituire i quattro diversi vangeli con la sua armonia” (Ibidem, p. 1549)

(2) A.M. GIORGI, Aprì loro la mente all’intelligenza delle scritture, Roma1992, p. 11.

(3) D. SENIOR, La Passione di Gesù nel vangelo di Matteo, Milano 2002, p. 7.

(4) Cfr. G. RAVASI nella introduzione all’edizione italiana di R.E. Brown, o. c., p. 5.

(5) G. GHIBERTI, Bilancio della ricerca storica su Gesù, in AA.VV., Indagine su Gesù, Milano 2002, pp. 9-56.

(6) C. GRECO, Il recupero della dimensione storica nella soteriologia, in G. MANCA (a cura di), La redenzione nella morte di Gesù, Cinisello Balsamo 2001, p. 185

(7) Non basta conoscere i fatti nella loro materialità, l’esatto svolgimento di un evento: occorre afferrarli nel loro valore di rivelazione e di salvezza. […] Per la fede cristiana […] non è importante conoscere l’esatto svolgimento di un evento, e neanche poter provare che materialmente la cosa è avvenuta, ma è importante che – dimostrabile o no – l’evento sia radicato nell’esperienza di Cristo, rispecchi una realtà vissuta, sia in sintonia con il suo essere e il suo annuncio. Non si tratta di conoscere Gesù mediante un resoconto esatto della sua esistenza e attività, ma di capirlo, di incontrarlo nella sua realtà profonda svelata nella fede, nell’autentico senso della sua azione salvifica e del mistero della sua persona (G. RoSSé, Il grido di Gesù in croce, Roma 1996, p. 19).

Per un approfondimento sul mistero dell’abbandono di Gesù in croce vedi “…ma Dio tace

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