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Perché adottare non è un “piano B” rispetto ad avere figli biologici

La scelta di aprirsi all’Adozione Internazionale non dipende dalla possibilità o meno di avere figli biologici, ma è un gesto di accoglienza e di apertura che possono compiere anche le famiglie che già hanno figli propri. Come testimonia la scelta di Maddalena, Cristiano e Leonardo

C’è un retaggio nei confronti dell’adozione che, nonostante i progressi, i cambiamenti, le comunicazioni e la sensibilizzazione è durissima da cancellare: adottare un bambino è il “piano B” per chi non riesce ad avere figli biologici.
Nessuno nega che per molte persone questo sia un fattore importante, se non spesso determinante, ma, appunto, è “uno” dei fattori. Che, per quanto possa suonare “assurdo” alle orecchie dei più… può anche non esserci! Perché, sì: si può adottare anche se si è perfettamente in grado di avere figli biologici propri e anche se figli biologici già se ne hanno.

Adottare oltre la “necessità”

Che il dubbio si affacci alla mente delle persone e, magari, della coppia stessa, è più che comprensibile, ma che la domanda venga reiterata da psicologi e assistenti sociali che dell’adozione si occupano, suona un po’ più strano. Eppure, è quello che si sono sentiti dire Maddalena e Cristiano quando, già genitori di Leonardo, hanno deciso di aprirsi all’adozione. “Ma perché volete un’adozione se potete avere altri figli biologicamente?”. Questo l’interrogativo più volte sottoposto ai due – come racconta mamma Maddalena.
Ma il vero problema è che l’interrogativo ha anche comportato un ulteriore allungamento dei tempi, come se fosse proprio un aspetto da indagare e da capire quella stranezza di pensare all’adozione anche se non ce n’era la “necessità”.
Fortunatamente, la famiglia non si è fatta scoraggiare e ha tirato dritta per la sua strada. Anzi, come racconta ancora Maddalena: “La lunga attesa ha permesso a nostro figlio Leonardo di accogliere la sorella con un amore che si rinnova ogni giorno: perché è senz’altro lui, che fin da piccolo attendeva una “fratellina”, la persona che in famiglia ha vissuto più di tutti l’adozione come un dono”.
Non a caso, Leonardo è stato il primo a prendere in braccio Parbati: era il secondo viaggio della famiglia a Kathmandu e la piccola era in ospedale con la broncopolmonite: “Abbiamo dovuto lasciarla, preoccupatissimi, in un momento in cui erano in corso accertamenti su eventuali problemi cardiaci”. Ma per fortuna tutto è andato bene e, oggi, fratello e sorella hanno un legame fortissimo.
“Un giorno, anni fa – ricorda la mamma – eravamo in montagna. Parbati aveva 3 anni, Leonardo 8 e camminavano mano nella mano: il sentiero si era fatto stretto, Leonardo si è fermato e ha messo al sicuro Parbati spostandola sul lato della montagna. È stato uno dei gesti più affettuosi e belli che abbia mai visto tra fratello e sorella. Inutile dire che Parbati lo adora!”

Ora Parbati ha una famiglia che la protegge e la sosterrà lungo la strada della sua vita. Perché questo è lo scopo dell’Adozione Internazionale: restituire ai bambini abbandonati il diritto di essere figli e di crescere in una famiglia che li ami e li accompagni.

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