Domenica 25 ottobre (XXX domenica del Tempo Ordinario) Piera e Francesco Ferruccio (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, Regione Abruzzo) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Il commento di Piera e Francesco
Amare Dio con tutto il cuore, l’anima e la mente
Anche nel Vangelo di questa domenica Gesù viene messo alla prova. Una delle tante volte in cui viene messo alla prova. Ciò che ci sorprende è la sua schiettezza, la sua sincerità, senza giri di parole nel rispondere. Il Signore replica alla provocazione indicando di amare Dio con tutto ciò che ci appartiene: il cuore, l’anima e la mente.
Già questo, è dire tutto! Fosse facile! Cuore, anima, mente è il nostro totum che spesso, purtroppo, si soffermano sulle ingiustizie che subiamo creando un forte malessere in noi, malessere che spesso ci allontana da quell’amore che Gesù ci chiede.
Amare il prossimo come noi stessi
Il Signore, poi, aggiunge che dobbiamo amare il nostro prossimo come noi stessi.
E qui la domanda ci sorge spontanea: ma noi ci amiamo? Abbiamo rispetto di noi stessi? E se non amiamo noi stessi come possiamo amare i nostri figli?
Tante volte ci siamo sentiti in difficoltà nel parlare con i nostri figli. Paura di dire quello che pensiamo, quello che sentiamo dentro, perché il tutto potrebbe creare una reazione molto forte. E, allora, quante emozioni e quante parole represse per paura di una reazione spropositata per non dire violenta.
Sinceramente, pensiamo che così facendo non ci siamo amati e quindi non abbiamo amato.
Quanto è importante poter dire il proprio pensiero, manifestare le proprie emozioni o anche il proprio punto di vista nei confronti dei nostri figli. Spesso, ci troviamo ad accogliere i loro sfoghi, la rabbia senza poter aggiungere nulla perché per loro è tutto inutile.
“Voi non potete capire il nostro dolore perché non lo avete vissuto e quindi tacete”: è la frase che spesso ci sentiamo ripetere e noi ci sentiamo impotenti perché anche solo una parola o un gesto (può essere anche un abbraccio) potrebbe far generare violenza. Allora, meglio il silenzio e il solo ascolto di parole che arrivano come pugni allo stomaco.
Amore e libertà
Ma è amore questo? Riusciamo ad amare i nostri figli se non riusciamo ad amare noi stessi, se non ci sentiamo liberi di poterci esprimere nelle parole e nelle emozioni?
La libertà, come dice una delle nostre canzoni preferite “è sacra come il pane”. Ognuno di noi deve poter esprimere le proprie idee, le proprie emozioni senza doversi sentire giudicato o quant’altro. Le idee possono essere diverse, ma il rispetto non deve mancare.
Ed è esattamente questo quello che il Signore ci ha voluto insegnare: amare noi stessi, sentirci liberi di poterci esprimere nelle parole e nelle emozioni in un confronto sano con l’altro, senza paura di essere giudicati o anche etichettati perché così amiamo noi stessi, ma riusciamo anche ad amare l’altro perché il rispetto è alla base dell’amore e il confronto fa crescere.
Occorre che ambedue due le parti siano disponibili a farlo senza pensare di voler prevalere l’uno sull’altro perché in questo modo dimostriamo di non amare l’altro come noi amiamo noi stessi.
Ascoltare sempre il prossimo
Certo, a volte si preferisce il silenzio, il tacere “perché tanto è inutile e non cambierebbe niente”, o a volte si teme di parlare per paura di far soffrire. Niente di più falso ed ipocrita: il non parlare fa soffrire perché il confrontarsi è sempre positivo e si evitano fraintendimenti che spesso alzano muri.
Bisogna sempre saper ascoltare il prossimo. Quanto c’è da imparare l’uno dall’altro se solo fossimo più umili! Certamente ci sarebbero meno conflitti, meno guerre e meno incomprensioni!
Il nostro augurio, la nostra speranza è che ognuno di noi, specie i nostri figli, possano imparare ad amarsi, a capire che non sono responsabili di essere stati abbandonati.
Devono imparare ad accogliere il loro dolore, una ferita con la quale convivere perché ci sarà sempre, e solo così impareranno ad amarsi e potranno donare amore.
Piera e Francesco Ferruccio
(I coniugi Ferruccio sono membri della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
(L’immagine proposta a corredo del testo è stata generata con l’intelligenza artificiale)
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