Domenica 11 ottobre (XXVIII domenica del Tempo Ordinario) Elena e Pasquale Salvemini (Gruppo Famiglie Ai.Bi. Regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-10)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».
Il commento di Elena e Pasquale
Imparare da Dio, colui che accoglie e rende figli
Il Vangelo ci propone una parabola di Gesù in cui si racconta di un re che prepara una festa di nozze e desidera che tutti possano partecipare alla gioia del figlio. Il re manda i suoi servi a chiamare gli invitati, ma molti rifiutano: sono troppo presi dai propri interessi, dal lavoro, dalle proprie occupazioni. Allora il re allarga l’invito e manda i servi per le strade, ai crocicchi, perché la sala si riempia di persone che forse non si sarebbero mai sentite degne di essere invitate. Qui possiamo riconoscere un tratto profondo dell’amore di Dio: Dio è colui che accoglie e rende figli. Non ci invita alla sua festa perché abbiamo dei meriti, ma perché desidera donarci un’appartenenza. Nel Vangelo, infatti, non siamo semplicemente ospiti di passaggio: siamo chiamati ad entrare nella casa del Padre e a partecipare alla vita del Figlio.
Accoglienza: segno concreto di amore
Anche l’adozione può aiutarci a comprendere concretamente questa logica del Vangelo. Un bambino che viene adottato non riceve soltanto una casa in cui vivere: viene accolto dentro una famiglia, riceve un posto, un nome, relazioni e soprattutto la possibilità di vivere pienamente la propria dignità di figlio. L’adozione diventa così un segno concreto di quell’amore che apre le porte, accoglie e fa spazio nella propria vita all’altro. Ma Gesù ci ricorda anche che l’accoglienza non è soltanto entrare nella sala delle nozze: è lasciarsi trasformare dall’amore ricevuto. L’abito nuziale rappresenta proprio questa vita nuova, quella di chi, sentendosi accolto e amato, impara a vivere a sua volta nell’amore.
Venite alla festa
Chiediamo allora al Signore che ci aiuti a comprendere sempre più il dono di essere suoi figli e ci renda capaci di accogliere. E preghiamo perché ogni bambino possa trovare una famiglia nella quale sentirsi veramente figlio, amato, chiamato per nome e accolto senza condizioni. Così l’adozione, quando diventa accoglienza autentica e dono reciproco, può essere una piccola immagine della grande festa alla quale Dio chiama tutti i suoi figli.
Elena e Pasquale
(I coniugi Salvemini sono componenti del Gruppo famiglie Ai.Bi. della Regione Puglia)
(L’immagine proposta a corredo del testo è stata generata con l’intelligenza artificiale)
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