La nostra missione sarà quella di accogliere la vita di chi, essendo già nato, sta sperando di rinascere a nuova vita per essere “salvato” dalla perdita del padre e della madre
Fedele all’ideale titolo dell’intera riflessione “il mistero e la grazia della sterilità feconda, dopo aver a lungo indagato la prima delle due parole, Marco Griffini inizia, ora, a ragionare intorno alla seconda: “la grazia”. Nella libertà della sua risposta, analizzata nelle tappe precedenti, all’uomo è data la possibilità di innestare la propria sterilità “nella fecondità del disegno divino”. Un invito a partecipare di una grazia particolare concessa a chi è stato chiamato a “salvare” un bambino dalla perdita del padre e della madre.
La riflessione si dispiegherà in più tappe. Quella che segue è la tappa numero quattro della seconda parte.
In fondo alla pagina il link alle tappe precedenti.
Una missione di salvezza
Occorre «innestare la nostra sterilità nella fecondità del disegno divino (B.G. Boschi); disegno che non prevede la collaborazione delle coppie sterili all’opera della creazione, intesa alla lettera, cioè il «crescete e moltiplicatevi», affidata dal Padre alle coppie biologicamente feconde, ma a un diverso progetto: quello della salvezza.
Salvezza, intesa nel vero senso, dalla perdita del padre e della madre: la nostra missione sarà quindi quella di accogliere la vita di chi, essendo già nato, sta sperando di rinascere a nuova vita per diventare finalmente un figlio amato, per essere «salvato» dall’abbandono. «Un bambino può essere concepito da una donna nel proprio grembo, ma può essere adottato o accolto in affidamento: e sarà un’altra nascita, ugualmente prodigiosa» (Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della CEI).
Far nascere un figlio non nato da noi è la grande missione, a cui sono invitate tutte le coppie sterili, a vivere una sorprendente e personalissima paternità e maternità; ma anche «l’incarico a far vivere concretamente a una piccola creatura l’amore di Dio» (Giuseppe Anfossi).
La grazia della sterilità feconda
Indubbiamente tale fecondità non è «riservata» esclusivamente agli sposi sterili, in quanto ogni coppia di coniugi è chiamata all’accoglienza, ma ai primi è riservata una dedizione particolare proprio in considerazione della loro «condizione umana»: sentendosi abbandonati convivono il dramma di chi è realmente abbandonato.
Il Padre li invita immediatamente a diventare «i genitori di quel bambino» donando loro una grazia particolare. È veramente così: quando il Padre chiama, non ci lascia soli; a ognuno dona una grazia particolare. A chi ha chiesto di collaborare al progetto della creazione ha donato la grazia della fertilità; chi invece è stato chiamato a «salvare» un bambino dalla perdita del padre e della madre riceve in dono la grazia della sterilità feconda.
È una grazia – come del resto per tutte le altre – che va scoperta, compresa, attesa e quindi accolta nella sua qualità di dono, «un distogliersi – quindi – dalla fiducia in se stessi per confidare unicamente nell’amore di Dio»(Bruno Maggioni )
(4 – seconda parte, continua)
Per approfondimenti, vedi Marco Griffini, Sterilità feconda: un cammino di grazia.
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