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Il segno della sterilità feconda: la chiamata a un progetto (3)

Ogni uomo è totalmente libero; è lui l’attore protagonista di un piano di salvezza, pensato dal Padre, ma che si realizza unicamente dall’incontro di due volontà: quella del Padre e la nostra

Marco Griffini si addentra sempre di più nei meandri del mistero e la grazia della sterilità feconda. Nella tappa precedente si è iniziata a intravedere la possibilità del compimento di una genitorialità laddove umanamente non era possibile. Una possibilità che, spiega ora Griffini, chiama l’uomo a una risposta. Perché nessuna strada può essere intrapresa se non nella totale libertà di un’adesione.
Il grido del bambino abbandonato è ormai chiaro e la chiamata di Dio ci mostra la direzione. Ma sta all’umanità di ciascuna persona decidere liberamente di aderire a una missione che rimane, comunque, ancora avvolta dal mistero.

La riflessione si dispiegherà in più tappe. Quella che segue è la tappa numero tre della seconda parte.
In fondo alla pagina il link alle tappe precedenti.

La risposta libera a una chiamata

«Che mi darai? – chiede Abramo a Dio – Io me ne vado senza figli…» (Gn 15,2).
Riusciremo a percepire la nostra chiamata a diventare padri e madri, sebbene in un modo diverso?
Il Padre chiama ogni donna e ogni uomo a collaborare alla sua opera – la realizzazione del «Regno di Dio» – e invita ciascuno di noi a un incontro del tutto personale. Sta a noi trovare una risposta alla chiamata, in quanto «è una decisone personale che non si può delegare a nessuno, una risposta che neppure Dio può dare al tuo posto» (Bruno Maggioni).

La libertà e l’urgenza di una risposta

Tutto è demandato alla nostra libertà: non siamo «marionette», mosse e guidate da fili misteriosi, di uno spettacolo già determinato. Ogni uomo è totalmente libero; è lui l’attore protagonista di un piano di salvezza, pensato dal Padre, ma che si realizza unicamente dall’incontro di due volontà: quella del Padre e la nostra. Senza la mia libera adesione quel piano resta «increato», aborto tragico e desolato. Nella libertà il Padre chiama quando si verifica una particolare situazione di emergenza, nella quale è coinvolto un suo figlio, e vi è l’urgenza di una risposta che non è più possibile rinviare.
Non si è chiamati, quindi, per sé, «non è pensabile una chiamata a vantaggio proprio» (Bruno Maggioni) ma per una missione, secondo una sua «logica», non la nostra – che pretende sempre la massima chiarezza –,all’interno del mistero di un Suo progetto.
È quanto ci ha spiegato Alberto Cozzi rispetto alla missione affidata a Giuseppe. Un mistero che non resterà per noi un enigma insoluto, ma che si svelerà passo dopo passo in tutta la sua inebriante e sorprendente novità: è lo stupore dell’amore, sempre irraggiungibile, seppur vissuto e gustato in ogni momento.
Nel progetto del Padre i coniugi sono chiamati a «essere cooperatori dell’amore di Dio creatore» (Familiaris consortio, n. 28), missione riferita, in tutta la sua portata, anche agli sposi sterili. Ma come è possibile?

(3 – seconda parte, continua)

Per approfondimenti, vedi Marco Griffini, Sterilità feconda: un cammino di grazia.

QUI per leggere la tappa 1
QUI per leggere la tappa 2

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