Tu sai quante volte l’ho generato nel mio cuore, quel mio bambino: e ti ho capito, sai Dio, ho proprio capito cosa è Amore. Che meraviglia hai creato in me, Padre mio
Iniziamo un nuovo cammino di contemplazione per tentare di comprendere uno dei più profondi e meravigliosi misteri della spiritualità dell’adozione: la grazia della sterilità feconda. Una grazia peculiare, che viene concessa dal Padre a tutte le coppie – e in particolare alle coppie sterili – desiderose di collaborare con Lui alla grande opera della creazione.
La preghiera di una donna, una fra tante, ci condurrà dentro il suo cuore, all’inizio del nostro cammino, che proseguirà, tappa dopo tappa, accompagnati dalle testimonianze e le riflessioni di diverse coppie che l’hanno già percorso.
Non voleva che il marito la sentisse piangere
Era un ricordo di suo padre: riproduceva il rintocco originale del Big Ben di Londra. «Farà compagnia al tuo bambino di notte» le aveva detto il padre. Dodici rintocchi, mezzanotte; non riusciva proprio a fermare le lacrime. Uscivano da sole: sentiva il loro sapore, il viso tuffato nel guanciale oramai inzuppato.
Non voleva che il marito la sentisse piangere: un dolore così intenso, profondo, non lo aveva mai provato, neppure per la morte del padre. Forse quella volta, la lunga malattia l’aveva preparata all’irreparabile. Ma questo, no; non riusciva a farsene una ragione. Le sembrava così ingiusto: a lei, poi, a loro! Ma perché proprio a loro due?
No, adesso no: non poteva «elaborare», come le aveva consigliato poche ore prima la psicologa. Questa notte non voleva capire, ma parlare: aveva bisogno che qualcuno ascoltasse il tumulto del suo cuore.
Dacci tanti figli
“Lo hai sempre saputo. È stata la preghiera che ti ho rivolto, con tutto il cuore, quando ci hai unito nel tuo Amore. Dacci tanti figli.
Ho sempre voluto una famiglia numerosa. Io amo i bambini. Volevo tanti bambini; che avessero gli occhi, lo sguardo di colui che mi hai messo al fianco: sarebbero stati il suggello, il simbolo vivente del nostro Amore.
Così ci siamo preparati ad accoglierli nel nostro cuore. E quanti progetti per loro: ci sentivamo già felici per il loro futuro.
Sì, eravamo pronti: ci siamo scoperti talmente innamorati l’una dell’altro da voler donare la gioia del nostro Amore a qualcun altro.
Da qualche parte ho letto che si chiama l’estasi dell’Amore. Dicono che Tu abbia creato l’uomo per questo motivo. Forse non sono mai stata così vicina a Te, come in quei momenti… d’Amore: come se vedessi il tuo volto di mamma.
Tu sai quante volte l’ho generato nel mio cuore quel mio bambino: e ti ho capito, sai Dio, ho proprio capito cosa è Amore. Sì, ho sentito la sua intensità: non è prendere, è dare. Donare tutta me stessa a un altro, il frutto del nostro Amore.
Che meraviglia hai creato in me, Padre mio. Ero orgogliosa della mia grandezza: io donare una vita, io con Te; collaborare con Te. Che dono ci hai fatto, Dio. La chiamano «vocazione» e dicono che sei Tu a donarla: io so che ogni giorno ti ringraziavo di questa gioia che provavo. Tutto era più bello; ero allegra, spensierata e… innamorata, follemente innamorata, perché lui condivideva la mia grande gioia. Con questa gioia ci siamo preparati all’attesa del grande evento: ti abbiamo voluto, sì tanto voluto… e atteso.
(1 continua)
Per approfondimenti, vedi Marco Griffini, Sterilità feconda: un cammino di grazia.
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