Di fronte alla morte di Gesù (come di qualsiasi altra morte) se si rimane nella sfera dei sentimenti ci può essere dolore, rassegnazione, sconfitta, speranza, disinteresse… incomprensione
Proponiamo sul sito La Pietra Scartata una “Contemplazione della Resurrezione”, per tentare, con “occhi contemplativi”, di entrare nel cuore di questo affascinante ma difficile mistero. Ancora una volta, utilizziamo come chiave di lettura l’esperienza dell’adozione di un minore abbandonato.
La contemplazione “Un corpo nello Spirito”, a cura di Marco Griffini , si svilupperà in tre parti: questa la prima.
Entrare nel “regno” dello Spirito
La Risurrezione travalica la sfera del sentimento (il dolore, la sofferenza, la gioia, tanto per citarne alcuni, sono sensazioni che si sentono e quasi si vedono, talmente sono forti, impressi nell’anima) e si “posiziona nello Spirito”, che è altro rispetto alla sfera dei sentimenti.
Nello Spirito si gusta, si assapora, si gode.
Lo Spirito, alla stregua della carne, della materia, ha una sua precisa connotazione.
La sfera dei sentimenti è l’anello di congiunzione che permette il passaggio dalla carne allo Spirito. Ma il sentimento non è lo Spirito e soprattutto non ha una sua particolare “dimensione” come lo Spirito.
La morte di Gesù, la sua passione, persino l’abbandono, sono eventi godibili e “assimilabili” anche a livello della sfera sentimentale e delle sue infinite variabili. Ma per “gustare” la Risurrezione (non è possibile, infatti, utilizzare i verbi come “comprendere” o “capire”) occorre aprirsi allo Spirito.
Probabilmente occorre “entrare” in un altro “luogo”, in un Regno che non è di questo mondo.
Di fronte alla morte di Gesù (come di qualsiasi altra morte) se si rimane nella sfera dei sentimenti ci può essere dolore, rassegnazione, sconfitta, speranza, disinteresse… incomprensione. “Ho visto Gesù morto in croce, ho pianto per lui: ora dov’è? Non lo vedo. La tomba è vuota; perché? Non è morto? Perché non è qui?”.
Una volta esaurita la “spinta” emozionale, la sfera “scompare” o si attenua e rimane il nulla, addolcito o appesantito dalla “memoria” o dal “ricordo del cuore”.
(1 continua)
Per un approfondimento sulla spiritualità dell’adozione: “… ma Dio tace“
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