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Il dono dell’accoglienza

Non si può “rinchiudere” il dono dell’accoglienza, perché la gioia non è  tale se non è condivisa: un regalo che, una volta aperto, si espande ed evolve creando sfumature inattese e meravigliose

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,42)
Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà».

Vegliate. Il Signore che incontriamo ogni giorno in colui che arriva assetato di sorrisi, di accoglienza e di fiducia, da chissà dove, in un luogo vicino o lontano, non chiede aiuto nella sua dignità, alza gli occhi e si aspetta di incontrare i tuoi.
Il Signore ci chiede di farci prossimi, di diventare piccoli per far spazio al bisognoso.
Il dono dell’accoglienza non può essere rinchiuso, la gioia non è tale se non condivisa. Il regalo del Signore non è confezionato e una volta aperto si evolve creando cerchi concentrici dalle sfumature inattese e meravigliose che, partendo da una piccola disponibilità, si espandono come circonferenze che vogliono raggiungere l’umanità globale e contribuiscono all’edificazione del regno del Signore.
Signore, Padre nostro, con la tua tenerezza facci comprendere e ascoltare, anche se abbiamo sonno, fa che l’umana fatica non ci impedisca di tenere accesa la luce della speranza nella certezza che il tuo abbraccio non verrà mai meno

(Silvana e Giuseppe Salomoni)

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