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Il Vangelo dell’Accoglienza. Oggi ci manca lo shock di non trovare Gesù lì dove lo stiamo cercando

Domenica 20 aprile (Pasqua di Risurrezione del Signore) don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 24,1-12)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,1-12)

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

Il commento di don Massimiliano

“Il primo giorno della settimana”. La Pasqua che oggi celebriamo è il giorno più solenne di tutto l’anno liturgico, è la sorgente e il culmine di ogni festa e giustamente è celebrata come una giornata eccezionale in tutte le tradizioni e culture improntate al cristianesimo, tanto da chiamare poi “domenica”, “giorno del Signore”, la sosta settimanale da consacrare a Dio.
Eppure, quella annotazione cronologica ci riporta al senso prettamente feriale di quell’avvenimento unico e straordinario. Il Signore è risorto nel momento in cui i giorni riprendevano il loro svolgimento consueto, quando il riposo lasciava il posto al lavoro e il tempo libero cedeva ai doveri quotidiani. Il fatto più sconvolgente della storia è incastonato nell’involucro di un giorno qualsiasi, tutta la salvezza divina è partita, anzi ripartita, dentro la dimensione più normale della nostra umanità.
Oggi come allora, la notizia che Cristo è risorto dovrebbe suscitare innanzitutto stupore e un certo smarrimento, come quello di Pietro al ritorno dal sepolcro vuoto o quello delle donne alle parole dei due angeli sfolgoranti. Forse in noi prevale, invece, una sorta di ovvietà, una psicologica abitudine all’alleluia pasquale. Ci manca lo shock di non trovare Gesù lì dove lo stiamo cercando. Non è una malattia da poco per la nostra fede, è come se la pietra della tomba coprisse ancora la presenza viva del Signore in mezzo a noi e noi ci limitassimo a omaggiarne il ricordo con preghiere, devozioni, offerte.
Destiamoci! “Perché cerchiamo tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi di come vi parlò…”.
Qualsiasi sia il punto in cui ci troviamo nella nostra esperienza credente, non fermiamoci. C’è un “altrove” dove il Cristo risorto e vivo ci attende, dove ci conducono le parole, tutte, con le quali il Vangelo ci guida e dove non saremo mai sazi di comunione, di fede, di speranza e di carità. Quel luogo è diverso per ciascuno di noi, corrisponde all’unicità delle nostre persone e delle nostre vocazioni. Ma è comune a tutti il tempo di quell’incontro: è “il primo giorno della settimana”, è sempre oggi.
Adesso è il momento in cui ricordare la parola del Signore e vedere con occhi nuovi la nostra famiglia, le relazioni, il nostro lavoro, i nostri ambienti, la società, la chiesa, il mondo. Adesso è il tempo di convertirci, di scoperchiare i sepolcri che trattengono i nostri pregiudizi, le nostre cattive abitudini, i nostri peccati e la nostra mancanza di speranza. Oggi è Pasqua. E Pasqua è sempre adesso!

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