Giovedì 17 aprile (giovedì santo, “cena del Signore”) Exaucè, Elena e Pasquale Salvemini (Gruppo famiglie, regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Il commento di Exaucè, Elena e Pasquale
Il Giovedì Santo è un giorno centrale nella Settimana Santa, in cui la Chiesa celebra l’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, l’istituzione dell’Eucaristia (anche se Giovanni è l’unico a non parlare dell’istituzione dell’eucarestia) e del sacerdozio con il gesto straordinario della lavanda dei piedi. Il Vangelo ci presenta Gesù che, pur essendo il Maestro e il Signore, si abbassa a servire i suoi discepoli, lavando loro i piedi. È un segno di amore totale che anticipa il dono supremo della sua vita sulla croce.
“Avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine”. Quanta bellezza in questo versetto: un Dio che ama sempre le sue creature, sino alla fine; infatti, l’evangelista usa “amato” e “amò” esprimendo quindi un’azione che non si ferma, ma procede e va oltre la sua morte.
Durante la cena, Gesù depone le vesti (richiamo all’essere spogliato prima della crocifissione) e, riempito il catino, inizia a lavare i piedi ad ognuno dei discepoli. Il Maestro si fa servo, il Maestro che insegna ai suoi quello che è il messaggio evangelico: farsi servi degli altri, mettersi al servizio dei fratelli, perché sul suo esempio impariamo a farci umili.
Questo brano evangelico può essere letto anche alla luce del tema dell’adozione. Gesù non solo lava i piedi ai suoi discepoli, ma li accoglie come suoi figli, insegnando loro che la vera grandezza sta nel servizio e nell’amore gratuito. In questo senso, l’adozione è un riflesso concreto di questo amore: accogliere qualcuno non per dovere, ma per scelta, per amore, trasformando la vita di chi viene accolto.
È un amore che lava i piedi: Gesù, lavando i piedi ai suoi discepoli, mostra che l’amore vero è concreto e si esprime anche in gesti umili e semplici.
L’adozione, come ogni forma di amore cristiano, è un servizio: significa prendersi cura, lavare simbolicamente i piedi dell’altro, accettarlo con le sue ferite e il suo passato offrendogli un futuro.
Il Giovedì Santo ci invita così a riflettere: siamo capaci di amare con questo stesso spirito? Siamo disposti a servire, accogliere e adottare – non solo legalmente, ma anche spiritualmente e affettivamente – chi ha bisogno di una famiglia, di un padre, di una madre?
Preghiamo affinché questa celebrazione ci aiuti a vivere l’amore di Cristo, il quale ci ha adottati come suoi fratelli e figli del Padre, e ci insegni ad aprire il cuore per accogliere chi ha bisogno di essere amato.
In questo giovedì santo in cui la Chiesa ricorda l’istituzione del sacerdozio, preghiamo per tutti i sacerdoti e in modo particolare per i sacerdoti che sono vicini alle famiglie adottive e affidatarie di Ai.Bi. e per quelli che si mettono a servizio dei bambini abbandonati.
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