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Il Vangelo dell’ accoglienza. Oggi chi accoglie un bambino in difficoltà diventa un segno vivente della misericordia di Dio

Domenica 9 febbraio (V domenica del tempo ordinario) Vilma e Sergio Barel (Gruppo famiglie Regione Friuli Venezia Giulia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 5,1-11)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Il commento di Vilma e Sergio

Gesù chiede a Pietro di fidarsi e di tornare a pescare, nonostante l’insuccesso della notte precedente. Pietro esita, ma alla fine si affida alla parola del Maestro: “Sulla tua parola getterò le reti”. Questo gesto ci parla della sfida della fiducia, del coraggio di andare oltre le proprie sicurezze, anche quando sembra che tutto sia vano.
Per le famiglie che accolgono un bambino adottivo, questa è una chiamata a fidarsi e a lasciarsi guidare.
Accogliere un bambino abbandonato è un atto di fede e di amore, spesso accompagnato da paure e incertezze. Ma la parola di Dio invita a non fermarsi alla fatica del cuore, bensì a credere che l’adozione come ogni gesto d’amore è un gesto di salvezza. Quando Pietro e i suoi compagni ascoltano Gesù, la pesca è così abbondante che devono chiedere aiuto ad altre barche. Questo ci dice che la benedizione di Dio supera ogni aspettativa e che l’amore si moltiplica quando viene condiviso.
Proprio questo è quello che viviamo noi famiglie adottive, una esperienza di sovrabbondanza d’amore.
Chi accoglie un bambino trova spesso più gioia di quanto avesse immaginato. L’adozione non è solo un dare, ma un ricevere: il cuore si dilata, la famiglia si allarga e l’amore cresce come una rete che si riempie oltre ogni previsione. Pietro, di fronte al miracolo, si sente piccolo e indegno. Ma Gesù gli dice: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Lo chiama a una nuova vita, a una missione più grande. Così è per l’adozione.
I bambini abbandonati spesso portano ferite profonde, si sentono non voluti, inadeguati. Ma attraverso l’accoglienza, possono sentire una nuova voce che dice loro: “Non temere, tu sei amato”. Allo stesso modo, anche noi genitori adottivi ci scopriamo partecipi di un progetto più grande di quanto potessimo immaginare: non solo diamo opportunità di salvezza ad una vita, ma ci scopriamo trasformati dall’amore che doniamo e riceviamo.
Pietro e i suoi compagni, dopo aver sperimentato la potenza dell’incontro con Cristo, lasciano tutto e seguono Gesù. Anche l’adozione è un cammino che chiede disponibilità, rinuncia a certezze e comodità, ma che apre a una gioia profonda. Accogliere un bambino è un “lasciare le barche a terra” per seguire una vocazione d’amore.
Il sì all’adozione è un sì che cambia la vita, un sì che assomiglia a quello di Pietro: fidarsi di una parola più grande, credere che l’amore può riempire ogni vuoto.

Il Vangelo di Luca ci insegna che fidarsi di Dio porta frutti inaspettati e abbondanti. Così come Gesù ha chiamato Pietro e i suoi compagni a una missione di accoglienza e di amore, oggi chi accoglie un bambino in difficoltà diventa un segno vivente della misericordia di Dio.
Lo spirito dell’adozione è lo spirito stesso del Vangelo: un amore che chiama, che accoglie, che trasforma. Ogni famiglia che apre le porte a un bambino abbandonato si fa “pescatrice di uomini”, strumento di Dio per raccogliere chi era disperso, per donare speranza a chi si sentiva perduto.
Gesù continua a dire a chi accoglie: “Non temere”. L’amore che si dona, come la pesca miracolosa, non si esaurisce mai, ma conduce ad una gioia inaspettata.

 

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