L’esperienza adottiva alla luce della fede: riconoscere nella nostra origine il soffio della vita divina
Siamo alla quinta tappa dell’approfondimento di Antonella Fraccaro per il fascicolo n. 2 di “Lemà sabactàni?”: La qualità spirituale dell’esperienza adottiva.
Il contributo illustra come la qualificazione cristiana dell’accoglienza adottiva richieda il confronto con le condizioni principali di un’esperienza vissuta secondo lo stile di Gesù Cristo.
Lo spiega Gianmario Fogliazza, responsabile del centro studi “La Pietra scartata”, nell’introduzione.
L’approfondimento di Antonella Fraccaro verrà pubblicato in quindici tappe. Quella che segue è la tappa numero cinque.
QUI si può leggere l’introduzione
QUI si può leggere la tappa n.1
QUI si può leggere la tappa n.2
QUI si può leggere la tappa n.3
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La nostra origine e condizione di figli: tutti voi infatti siete figli di Dio (Gal 3,26)
La condizione del cristiano è di essere una persona formata dallo Spirito per diventare a immagine del Figlio di Dio. In quanto cristiani, siamo già stati fatti a immagine del Figlio, perciò siamo figli di Dio: Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo (Gal 3,26–27).
Non possiamo parlare di senso della vita e tanto meno di abbandono, di accoglienza o di adozione in prospettiva cristiana, senza riferirci alla nostra origine e condizione di figli, perché ci priveremmo di una prospettiva decisiva in ordine al significato di queste dimensioni nell’esistenza.
Siamo creature di Dio
La nostra realtà è creaturale. Non siamo stati generati da noi stessi. Qualcun altro ci ha dato la vita, ci ha fatto vivere. Siamo creature di Dio; Egli si è servito di un popolo e di due corpi per donarci vita. Siamo nati da un padre e da una madre i quali, a loro volta, appartengono ad una cultura, ad una razza. Siamo figli di chi ci ha generato; apparteniamo ad una generazione che ci connota, ci definisce, ci qualifica. Ma il “soffio” della nostra esistenza è di Dio. È Lui che fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire (1Sam 2,6); siamo figli della vita e della morte, della grazia e del peccato. Tutto è stato fatto per mezzo di lui (il Verbo), e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (Gv 1,1–4).
Ciascuno di noi ha ricevuto vita dal Signore Dio (cfr. Gen 1–3) e questa esistenza si è trasmessa di generazione in generazione, nei secoli. Anche oggi la vita di Dio continua a manifestarsi sulla terra e a dimorare in uomini e donne, finché desiderano avere vita e donare vita ad altri; finché la catena del dono della vita non si rompe attraverso il rifiuto personale dell’esistenza e il rifiuto di altre vite; finché qualcuno non decide di interrompere la vita che ha in sé, o la vita che ha donato ad altri, con l’omicidio o con l’abbandono.
Il dolore del rifiuto
L’esperienza del rifiuto di un bambino è esperienza di rifiuto della vita e il bimbo abbandonato, attraverso questo gesto, sperimenta il rifiuto di sé e la mancanza di fiducia dei genitori biologici verso la sua esistenza, verso il motivo originario che lo tiene in vita.
Riflettere sulla storia delle generazioni, per comprendere meglio la sofferenza di un bambino abbandonato e il valore dell’accoglienza da parte di nuovi genitori, è motivo per considerare maggiormente la dimensione di essere generati e di essere figli in una prospettiva più ampia rispetto a quella definita dai legami di sangue. Infatti, attribuire troppo significato al legame di sangue, nel valutare le categorie della generazione e della figliolanza, significa precludere la fondamentale esperienza della figliolanza divina a ciascun figlio, in particolare ai figli adottati, e relegare il valore di essere generati e di essere figli al solo legame biologico.
È utile tener conto, infatti, che la vita spirituale, in quanto vita vissuta secondo lo Spirito di Gesù Cristo, ha da dire molto di più rispetto al valore della vita biologica.
Riflettere sulla generazione e la figliolanza dal punto di vista dell’adozione diventa, perciò, una sfida per raccogliere il valore di questi temi secondo la logica di Dio.
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