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Chiamati a lasciare andare i nostri figli affinché possano compiere la volontà di Dio

Domenica 29 dicembre (festa della santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe) Piera e Francesco Ferruccio (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, Regione Abruzzo) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 2,41-52)

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,41-52)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Il commento di Piera e Francesco

In questa prima domenica dopo Natale si celebra la Santa Famiglia di Nazareth e il Vangelo ci invita a riflettere sull’esperienza vissuta da Maria, Giuseppe e Gesù come famiglia che vive totalmente l’amore reciproco e vive nella totale fiducia in Dio.
La famiglia di oggi è diversa da quella dei tempi di Gesù e noi tutti dobbiamo farci conto. È inutile chiudersi in uno stereotipo classico di famiglia basandoci sulla nostra fede e gli insegnamenti ricevuti. Oggi la famiglia è anche altro e non per questo meno degna di vivere una cristianità o comunque essere accolta dalla nostra Chiesa. Del resto, la Sacra Famiglia può essere vista come un precursore di quella moderna: Gesù concepito prima del matrimonio, anche se non per volontà loro, ma per volontà di Dio!
Inoltre, il Signore ci ricorda che ogni genitore, così come ogni adulto che si prende cura di un bambino è al servizio del mistero che si deve rivelare in lui. Ma ogni nostro figlio non è “nostro” e questo facciamo fatica ad accettarlo.
Nel Vangelo si legge che Maria e Giuseppe, dopo essere ripartiti da Gerusalemme, si accorgono che Gesù non è lì con loro. Infatti, non sanno che Gesù è rimasto a Gerusalemme. Quel figlio, ricevuto in dono da Dio, inizia a camminare da solo, sceglie il suo cammino e, nel caso di Gesù, sceglie di andare nel tempio ad ascoltare e a interrogare i maestri.
Quanto sia complicato per noi genitori accettare che un proprio figlio vada per la sua strada, lo sappiamo, ancora di più se lo fa senza consenso. Li vorremmo sempre accanto a noi, tenerli per mano ed essere lì pronti a sorreggerli quando barcollano e stanno per cadere, senza renderci conto che non è così che li aiutiamo a diventare adulti.
Gesù viene richiamato dalla madre: “Perché ci hai fatto questo?”. Sono le sue parole a sottolineare quell’angoscia provata da un genitore di fronte ad un figlio che si è smarrito. Quell’angoscia che noi genitori conosciamo bene e che, spesso, ci rende impotenti davanti alle scelte per noi spesso incomprensibili dei nostri figli. La risposta di Gesù è pietrificante per una madre: “Perché mi cercate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Sì, perché un figlio, lo sappiamo, non è nostro e ancora di più Gesù non appartiene a Maria e Giuseppe, e questo loro lo sanno. La volontà di Gesù, ora che è cresciuto, è rimanere con il Padre, nel tempio; la sua volontà è compiere ciò che Dio, suo Padre, gli chiede, senza forzatura, sacrificando l’amore per i suoi genitori.
Ognuno di noi per accogliere il progetto che Dio ha per lui, deve rinunciare a quel legame spesso affettivo che ci ostacola. È complicato, ma anche noi genitori siamo chiamati a lasciare andare i nostri figli affinché possano compiere la volontà di Dio.

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