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“Prendersi Cura”: il progetto dei Giovani del Mediterraneo per migranti e famiglie fragili

Dall’Italia al Libano, i giovani rispondono all’appello del Giubileo con un impegno concreto di accoglienza e speranza

A Palermo, il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo, ha lanciato un’iniziativa di accoglienza che attraversa le rive del Mediterraneo, con l’obiettivo di adottare e sostenere migranti e famiglie vulnerabili. Il progetto, intitolato Prendersi cura: una famiglia in ogni comunità, rappresenta una risposta concreta all’appello giubilare e riflette il desiderio di questi giovani di essere protagonisti dell’accoglienza e della solidarietà nel nome di chi è più fragile.

L’appello di Nicholle Salerno: “Aprite le vostre case”

Nicholle Salerno, 29 anni, originaria di Brindisi, ha parlato durante l’evento di Palermo richiamando alla memoria l’arrivo degli albanesi nel 1991, quando la città rispose con grande generosità, aprendo scuole, chiese e case per accoglierli. “L’accoglienza non può essere delegata, spetta a ciascuno di noi”, ha sottolineato Nicholle, riassumendo l’impegno dei giovani del Consiglio: un progetto di accoglienza radicato nella comunità, che aspira a creare una “famiglia per ogni comunità del Mediterraneo” in questo Anno Santo.

Una speranza che nasce a Brancaccio

Il progetto ha come base simbolica Brancaccio, il quartiere di Palermo legato a Padre Pino Puglisi, martire di accoglienza e solidarietà. Il Consiglio dei giovani ha visitato il Centro di accoglienza Padre Nostro, fondato proprio dal sacerdote, oggi luogo di attività sociali e di inclusione. “Restare sul territorio e non fuggire di fronte ai problemi è l’unica via per cambiare le cose”, ha dichiarato Maurizio Artale, presidente del Centro, rivolgendosi ai ragazzi come invito a impegnarsi.

“Non c’è pace senza accoglienza”

L’incontro di Palermo, organizzato dalla rete Mare Nostrum con la partecipazione delle fondazioni La Pira, Opera per la Gioventù La Pira e Giovanni Paolo II, ha visto riunirsi giovani di tre continenti, accomunati dalla volontà di costruire ponti di pace e accoglienza. Pilar Perez Brown, rappresentante della Chiesa spagnola, ha ricordato le parole di Gesù come guida dell’iniziativa: “Gesù non ha mai detto ‘scusate, non posso aiutarvi’”. Il progetto vuole superare la paura della diversità e unire le comunità attraverso l’ospitalità e l’accoglienza.

La voce del Libano e l’appello alla solidarietà

Il vescovo Cesar Essayan, vicario apostolico di Beirut e simbolo di speranza per un Libano devastato dai conflitti, ha sottolineato la necessità di accogliere tutti, al di là delle ideologie. Il presule ha espresso il bisogno di ascoltare il grido di aiuto dei migranti e rifugiati, portando con sé le storie di sofferenza del popolo libanese e di altri paesi colpiti dalla guerra. “L’accoglienza può generare paura”, ha ammesso, ma questo non deve frenare l’impegno a costruire una cultura dell’accoglienza.

[Fonte: Avvenire]

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