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I figli adottivi sono sensibili verso chi è in difficoltà: se qualcuno si sente solo o viene isolato, si schierano dalla loro parte

Domenica 3 novembre (XXXI domenica del Tempo Ordinario) Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 12,28b-34)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28b-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Il commento di Donatella e Stefano

Questa pagina del Vangelo di Marco ci parla dell’amore di Dio e del prossimo attraverso l’incontro di Gesù con lo scriba.
Lo scriba domanda a Gesù qual è il primo di tutti i comandamenti e Gesù risponde che due sono i comandamenti importanti: amare Dio e amare il prossimo tuo come te stesso.
Gesù ci dice che non si può amare Dio senza amare il prossimo e amare il prossimo senza amare Dio; i due comandamenti devono stare insieme, c’è una profonda relazione tra l’amore verso Dio e l’amore verso gli altri.
Tra Gesù e lo scriba c’è sintonia, perché lo scriba umilmente vuole conoscere, vuole sapere, approfondire la sua fede, e Gesù riconosce che ha risposto saggiamente dicendogli che non è lontano dal regno di Dio; manca ancora qualcosa, perché la legge e lo studio della parola di Dio da soli non bastano ed è necessario che tutto quello che abbiamo nella mente e nel cuore sia al servizio dei fratelli, di coloro che hanno bisogno.
Questo amore per il prossimo, di cui parla Gesù, noi lo abbiamo spesso riscontrato nei figli adottivi e abbiamo colto la loro particolare sensibilità verso chi è in difficoltà: se si accorgono che qualcuno è in una situazione di bisogno oppure si sente solo o viene isolato o comunque bullizzato o emarginato, si schierano dalla loro parte, ascoltano, aiutano senza tirarsi indietro.
Nel caso di nostra figlia, ha aiutato molto frequentare l’oratorio salesiano in cui ci si confronta con diverse realtà e dove i ragazzi, gli adolescenti e i bimbi, giocando, si aprono agli altri: senza paura si confrontano e spesso si danno una mano anche solo per farsi compagnia.
Siamo certi che questo modo di amare troverà il consenso di Gesù così come è stato con lo scriba.

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