I minori collocati all’interno di istituzioni assistenziali non hanno bisogno di essere semplicemente assistiti, ma di essere accolti e amati. Per edificare, insieme, una comunità senza confine alcuno
Noi non vogliamo assistere i minori: vogliamo invece metterli in relazione con noi, con quel flusso reciproco di vita che è una grande voglia di amarli. Questo dovrebbe essere il messaggio da collocare all’interno di tutte le istituzioni assistenziali che si preoccupano del disagio dell’uomo di oggi, del disagio dei piccoli: essere disposti con tutte le nostre capacità, non semplicemente ad assistere i minori, ma soprattutto ad accoglierli nell’Amore.
Cerchiamo allora di far crescere questa disponibilità di tanti a capire che il minore ha bisogno di questo e basta; ha bisogno di chi lo ama, non di chi gli rimedia i suoi problemi; ha bisogno di chi lo accoglie e non di chi si mette al suo fianco a produrre istituzioni e organizzazioni che non gli servono perché non sono nella sua attesa.
Ecco, noi vorremmo accogliere e amare il minore contribuendo a edificare la comunità umana senza confini di razza, di cultura, di religione, di sesso e tanto meno di collocazione geografica o di ceto sociale.
Vorremmo far crescere in noi l’aspirazione profonda, che tutti abbiamo, di dare amore, di ricevere amore, in una relazione che rispetta altamente la dignità, la libertà, la personalità di quelli che incontriamo.
(Don Carlo Grammatica)
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