Domenica 27 ottobre (XXX domenica del Tempo Ordinario) Piera e Francesco Ferruccio (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, Regione Abruzzo) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada..
Il commento di Piera e Francesco
Il Vangelo di questa domenica ci parla di un uomo cieco, Bartimeo. La cecità è una cosa brutta. È non vedere la luce, non vedere la bellezza di un sorriso sul volto o semplicemente il sole che sorge. Chi è cieco, spesso, dipende dagli altri.
Bartimeo è un uomo che vive ai margini della strada, uno scarto di cui nessuno si prende cura, un po’ come sono stati i nostri figli.
Bartimeo, udito che Gesù sta per passare, inizia a gridare. Non chiama Gesù, ma grida il suo nome e con disperazione gli urla di avere pietà di lui. Quel grido è il grido di un uomo di fede, solo ed emarginato che chiede di essere ascoltato. Esattamente come i nostri figli che nella loro solitudine ed emarginazione hanno gridato con la speranza che gli si prestasse attenzione.
Ma, le urla spesso danno fastidio: meglio far finta di niente o peggio ancora “rimproverarlo affinché tacesse”, come è successo a Bartimeo il quale, però, non ha desistito, ma ha urlato ancora più forte fino a quando la sua voce raggiunge Gesù. Questi si ferma, lo manda a chiamare e le stesse persone che prima volevano che Bartimeo tacesse, ora lo incoraggiano ad alzarsi perché Gesù lo chiama. Ed è proprio questo che Gesù vuole da noi. Lui vuole che non restiamo ciechi o facciamo finta di esserlo davanti alle ingiustizie: l’essere abbandonati e lasciati soli non è la più grande delle ingiustizie?
Gesù vuole che noi apriamo i nostri occhi e che con fede, quella stessa fede che aveva Bartimeo, lo invochiamo, gli chiediamo aiuto.
Bartimeo desidera vedere, ma vedere non solo con gli occhi: vuole vedere con il cuore, vuole vedere nella fede, vuole vedere nella luce e non nelle tenebre. Ecco, prendiamo esempio da Bartimeo, per vedere aldilà del nostro distratto e indifferente sguardo ciò che accade o chi ci passa accanto: la fatica di chi ci sta vicino, la sofferenza dei nostri nemici, gli occhi tristi di un bambino abbandonato.
Bartimeo è stato salvato dalla sua stessa fede e si mette in cammino con Gesù. Lasciamo che sia la nostra fede a guidarci nel cammino della vita con la consapevolezza che solo affidandoci a Gesù nel nostro vivere quotidiano possiamo uscire dalle tenebre e vedere la luce.
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