Domenica 20 ottobre (XXIX domenica del Tempo Ordinario) Cristina e Fernando Carallo (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lecce, Regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 10,42-45)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,42-45)
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Il commento di Cristina e Fernando
In questo passo del Vangelo di Marco, Gesù afferma che chi crede in Lui deve essere disponibile a essere servo di tutti e non padrone. Solo chi sceglie di servire è davvero padrone della sua vita. Questo i discepoli dovranno impararlo un po’ per volta. Ancora non hanno provato sulla propria pelle cosa significhi l’ultimo posto come dice Gesù. Ci vorrà tempo, però, alla fine, il loro cammino si trasformerà in santità.
Anche noi genitori adottivi non comprendevamo cosa significasse essere ultimi e servire. Nel momento, però, in cui abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significasse essere sterili e non poter donare una vita, ci siamo sentiti che quella croce iniziavamo a portarla. Iniziavano a crollare tutte le nostre ambizioni, le nostre sicurezze; non ci sentivamo padroni, ma sicuramente neanche servi, presi come eravamo da noi stessi, dal nostro dolore.
Solo nel momento in cui abbiamo aperto il cuore insieme alla ragione, abbiamo compreso che “dare” amore si può in tante forme e una di esse è l’accoglienza.
Accogliere “qualcuno” che si sente “ultimo” perché abbandonato da chi lo “doveva” amare. In quell’attimo abbiamo compreso l’importanza di servire, di essere veri strumenti nelle mani di Dio.
Così abbiamo accolto i nostri figli e ogni attimo in cui leggiamo nei loro occhi gioia e soddisfazione siamo felici di servire, perché quell’atto ci ha permesso di essere padroni della nostra vita, vicini a Dio e al suo Amore. Perché in ogni bambino abbandonato c’è il grido di Gesù sulla croce.
Ricordiamoci: c’è più “Amore” nel dare che nel ricevere.
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