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Offrire la propria inadeguatezza di genitori a un bambino abbandonato. Il Signore la farà diventare una gioia condivisa per tutti

Domenica 28 luglio (XVII domenica del Tempo Ordinario). Grazia e Massimo Ranuzzi (Comunità La Pietra Scartata, diocesi di Viterbo, Regione Lazio) commentano il passo del vangelo secondo Giovanni (Gv 6,1-15)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Il commento di Grazia e Massimo

Ma come ha fatto? Certo, parliamo di Gesù: di fronte ai suoi miracoli lo stupore è sempre grande. Ma parliamo anche di «Andrea, fratello di Simon Pietro»: ma che coraggio ha avuto? Come si fa a offrire «cinque pani d’orzo e due pesci»?
Se ne rende conto anche lui, ammettendo che è davvero una quantità insufficiente per sfamare tanta gente. Eppure lo dice, propone quel nulla, lo offre.
Tante volte, nella vita, ci troviamo davanti a difficoltà che ci sembrano troppo grandi. Accade sul lavoro, in famiglia, nella coppia, nello studio… Ci sembra che gli strumenti che abbiamo siano come armi spuntate e arrugginite. Coltiviamo la semi-certezza che le nostre risorse siano insufficienti per farvi fronte. E così cresce l’ansia e la preoccupazione di non farcela. Quando abbiamo deciso di fare domanda di adozione, durante il percorso inizialmente cresceva in noi l’ansia e la preoccupazione. Sono state le nostre paure e il nostro senso di misera inferiorità che ci hanno permesso di trovare il coraggio di offrire i nostri «cinque pani d’orzo e due pesci», e cioè la nostra inadeguatezza di genitori ad un bambino abbandonato.
Per scoprire poi come la nostra inadeguatezza, raccolta con cura dal Signore, sia diventata una gioia condivisa per tutti… che ancora oggi continua a sorprenderci nel vivere l’esperienza di nonni.

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