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Essere genitori significa aver promesso a un figlio la fedeltà nella presenza

Domenica 21 luglio (XVI domenica del Tempo Ordinario). Cristina e Paolo Pellini (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del vangelo secondo Marco (Mc 6,30-34)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,30-34)

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Il commento di Cristina e Paolo

I Dodici hanno fatto molto per la gente che li circonda. Hanno insegnato, guarito, aiutato. Sono orgogliosi di questo e lo raccontano al Maestro. Sono anche tanto stanchi. Gesù lo sa e, nella sua misericordia, li invita a riposarsi. I Tredici cercano quindi di appartarsi in un luogo discosto, ma trovano ad aspettarli una grande folla. Anche in questo caso è la legge della misericordia a prevalere. Gesù non si sottrae e non fa sottrarre gli apostoli. La gente ha bisogno di lui e di loro. E si mette a insegnare, perché la folla è come un gregge senza un pastore. Probabilmente in cuor loro gli apostoli avranno pensato: non c’è mai pace, non basta mai! Ma cosa ci chiedi Signore?
Gesù invita anche noi a riposare, soprattutto in questi mesi caldi e faticosi. Sa che siamo fragili creature, che hanno bisogno di periodi di riposo per ricaricarsi. Ma come con gli apostoli, non ci dice: andate per conto vostro e trovatevi dei luoghi solitari per riposare da soli. Lui sta con noi. Ovunque e sempre, lui sarà presente nell’eucarestia e nel nostro cuore e in quello dei nostri fratelli con il suo Spirito… se noi glielo permetteremo. Se lo “inseguiremo”, lui ci sarà.
I genitori sanno bene cosa significhi non aver mai pause. I figli hanno bisogno sempre, fosse anche solo della presenza dei genitori per essere rassicurati, sentirsi protetti o, i più grandi, hanno bisogno di sapere di avere comunque una base a cui tornare, una porta sempre aperta anche quando la stanchezza chiederebbe di chiuderla.
Così è il Padre. È un genitore che non si ritrae quando c’è bisogno di lui e sta in attesa quando non coinvolto.
Essere genitori significa aver promesso a un figlio proprio questo: la fedeltà nella presenza.
Ma qualche volta questa promessa è disattesa e, per chi si fa carico del tradimento cercando di non deludere un bambino abbandonandolo al suo abbandono, c’è bisogno di un riposo speciale. Occorre infatti fare silenzio e mettersi in ascolto per cercare vie di comprensione di quei figli che seguono, a volte anticipano, l’arrivo del padre e della madre perché pecore perse, assetate.
Ecco allora che le occasioni di confronto, condivisione, formazione possono essere fonti vivaci di stimoli, progetti e idee per le famiglie adottive e affidatarie. Fuggire dal caos della quotidianità per riscoprire la motivazione e gli obiettivi della responsabilità assunta con l’accoglienza è molto più che un semplice momento di ristoro. È rigenerarsi come genitori e come figli.
Le proposte estive formulate dalle associazioni accoglienti sono ancor più importanti quando si riconosce che Gesù lì è presente: nella meditazione, nella contemplazione, nella preghiera, nella vita fraterna tra famiglie, nella cura dei figli, nell’impegno, nello studio, nel mettere davanti a lui quanto fatto e i programmi futuri per continuare ad accogliere nel suo nome come lui ha accolto la folla persa e assetata.
Ti preghiamo Spirito Santo, scendi in abbondanza nei nostri cuori perché in questi periodi di riposo possiamo ricaricarci, riflettere sul nostro cammino e, se necessario, reindirizzarlo.
Gesù, fratello nostro, donaci un cuore misericordioso come il tuo. Donaci la capacità di commuoverci e di piangere.

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