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Di fronte al sorriso dei nostri figli, anche noi siamo chiamati a scegliere da che parte vogliamo stare

Domenica 7 luglio (XIV domenica del Tempo Ordinario). Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Il commento di Cristina e Claudio

L’episodio raccontato nel capitolo precedente si ambienta nella regione dei Gerasèni e finisce con l’indemoniato posseduto dalla Legione che, una volta liberato, “se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati”.
Anche rientrato in patria, nella sinagoga, “molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? (…) Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria (…)». E si scandalizzavano di lui”.
Anche noi, di fronte al miracolo dei nostri figli, siamo chiamati a chiederci: donde gli vengono queste cose?
È il carpentiere, il figlio di Maria, il figlio che abbiamo generato, il figlio che abbiamo accolto in adozione o in affido? È la persona che conosciamo, che già sappiamo quale frutto potrà portare? Oppure è il miracolo della vita, che si ripropone e che può a sua volta generare miracoli?
Capita anche a voi di essere stanchi, arrabbiati, preoccupati, convinti di aver ormai toccato il fondo… e poi, di fronte al sorriso dei propri figli, vi accorgete di quali siano realmente le cose importanti?
Il loro abbraccio non è di quanto più “terapeutico” esista?
E quando crescono, il loro grazie (quando arriva) non è un vero toccasana?
Vale per i figli. Vale per ciascuno di noi.
Quante volte crediamo che ormai non possiamo più cambiare? … Siamo fatti così!
Siamo il “carpentiere”, il figlio di… : cosa possiamo aspettarci da noi stessi?!
Ebbene, di fronte allo scandalo dell’incarnazione, anche noi siamo chiamati a scegliere. Di fronte al nostro Dio che agisce attraverso l’uomo, con tutta la sua pochezza e debolezza, attraverso persone normali che raccontano la Buona Notizia e compiono gesti concreti di carità, anche noi siamo chiamati a scegliere: da che parte vogliamo stare?
Vogliamo scandalizzarci e restare immobili, come siamo, oppure vogliamo lasciarci meravigliare, stupire, (perché no) trasformare (perché Dio fa nuove tutte le cose) e vivere una vita da risorti?

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