Domenica 16 giugno (XI domenica del Tempo Ordinario). Elena e Pasquale Salvemini (Gruppo famiglie, regione Puglia) commentano il passo del vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Il commento Elena e Pasquale
Il Vangelo tratta il tema del regno di Dio e ci dice che questo è in mezzo a noi e che, nonostante la sua lentezza iniziale, si sviluppa irresistibilmente, fino a raggiungere col tempo la sua pienezza. Lo dice chiaramente Gesù nella parabola evangelica del piccolo seme, che gettato da un uomo sul terreno – il Regno, come il seme della parabola – si sviluppa grazie alla sua forza interiore.
Il seme piantato nel terreno in autunno non cresce subito. Nel rigore dell’inverno non si vede nulla, sembra che tutto sia morto; poi, con il sole primaverile, spunta e cresce. Questo ci insegna a non farci prendere dal pessimismo quando vediamo che il mondo va male: occorre avere fiducia in Dio e contribuire alla causa del suo regno perché è Dio che guida la nostra storia.
La parabola del granellino di senape, un minuscolo seme che diventa una grande pianta capace di ospitare nei suo rami gli uccellini del cielo, ci dice che non dobbiamo farci condizionare dalla logica del mondo. Il regno di Dio non è un regno sociale e politico, ma un regno d’amore, che si è fatto presente sulla terra con Gesù e che si accresce ogni volta che mettiamo Gesù al centro della nostra vita; nostro compito è quello di seminarlo nel cuore delle persone con il nostro annuncio e con la nostra testimonianza di vita.
Pensando a quel seme che durante l’inverno sembra che non cresca eppure nel silenzio sta crescendo, è un po’ come quel bambino che per giorni, mesi, resta chiuso nel suo silenzio e non ti fa capire se è tranquillo oppure spaventato, ma poi lo senti dire a un amico quanto sia bello avere una famiglia. Oppure come quel figlio che in modo molto schietto, dopo anni di adozione, ti dice: «Io di voi all’inizio non mi fidavo, poi ho visto che per me voi ci siete sempre».
Ecco, l’adozione è quel seme che sembra non dare frutti, ma ha bisogno del tempo ed è il tempo di cui un bambino ha bisogno per sentirsi figlio: è il tempo lento per elaborare il suo abbandono.
Noi genitori dobbiamo essere quel seminatore che attende con pazienza, non dobbiamo avere fretta, dobbiamo dare ai nostri figli i loro tempi, non i nostri: quando avranno deciso che i tempi sono maturi, ti daranno un bacio o semplicemente ti manderanno un messaggio: “Ti voglio bene”.
Chiediamo al Signore la pazienza dell’attesa per poter dare ai nostri figli il tempo per sentirsi tali.
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