Nel nuovo ordine gerarchico si incomincia dal basso, là si trova Dio: il primo e il grande è il più piccolo. È la logica che emerge dalla passione
E preso un bambino
lo pose in mezzo…
(Mc.9,36)
L’azione simbolica del bambino posto in mezzo ai dodici e accolto con amore e venerazione è lìevidenziazione della sentenza.
Nella società giudaica e antica in genere, dove il bambino era privo di diritti, un tal gesto è molto significativo.
Gesù, l’ultimo e il servo, si identifica con chi è privo di diritti e di prestigio (cfr. Mt. 25, 34ss.).
Da questa nuova prospettiva anche le precedenze e le attenzioni ai ranghi o ruoli sociali e religiosi sono rovesciate.
La prossimità di Dio non si misura con il metro del prestigio o del ruolo, ma con quello dell’accoglienza e della solidarietà, con gli ultimi, senza prestigio.
È l’adesione a una logica diversa nell’organizzare l’intera esistenza umana.
È un nuovo modo di vivere i rapporti all’interno della comunità credente e con quelli di fuori.
All’interno della comunità viene rovesciata la gerarchia fondata sul ruolo, sul prestigio e sul potere; verso l’esterno viene disinnescata l’intolleranza come tutela del prepotere e privilegio di gruppo.
La nuova gerarchia rovesciata si fonda su una nuova catena di solidarietà: il bambino, Gesù, Dio.
Il bambino è il rappresentante delle categorie senza diritti, senza pretese, di quelli che non contano.
Gesù è allora dalla sua parte e Dio è dalla parte di Gesù.
Nel nuovo ordine gerarchico si incomincia dal basso, là si trova Dio: il primo e il grande è il più piccolo.
È la logica che emerge dalla passione.
Questo vuol dire comprendere l’annuncio di Gesù sul destino del Figlio dell’uomo.
(Rinaldo Fabris)
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