“Da vent’anni giravo il mondo in difesa dei diritti degli ultimi… Ma non avevo mai sentito il grido di Gesù/Bambino abbandonato… Un grido che rischia, ogni giorno, di diventare via via più debole”
Poi, così, naturalmente, come avvengono queste cose, lì sulla croce mi appare il bambino abbandonato.
Ma è lui! Sul volto di Gesù ci sono i nostri figli, i nostri bambini!
Allora, apriti cielo, diventa tutto chiaro: Gesù e il “nostro” bambino si incontrano nel momento dell’abbandono. Sono… la stessa persona!
L’ho visto, era lì sulla croce e forse per la prima volta in vita mia l’ho sentito vivo come uno di noi.
Da vent’anni stava lì e mi chiamava, urlava, piangeva, soffriva; Gesù/bambino abbandonato sulla croce, il suo grido tremendo: “Papà, mamma, Dio, perché mi hai abbandonato?”.
Io non lo vedevo, non lo sentivo; da vent’anni giravo il mondo, riunioni affollate a urlare, strepitare, posizioni sempre da prima linea, in difesa dei diritti degli ultimi, dell’ultimo degli ultimi, ma non avevo mai sentito il grido di Gesù/bambino abbandonato: non l’avevo ancora sentito!
È un grido di milioni di voci, di pianti, di invocazioni, di silenzi, di rassegnazioni.
È un grido che aspetta una risposta, che attende una speranza. È un grido che rischia, ogni giorno, di diventare via via più debole.
(Marco Griffini, “…ma Dio tace”)
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