Da soli non possiamo pretendere di trovare soluzioni al futuro dei bambini abbandonati. Dobbiamo avere il coraggio dell’umiltà: riconoscere i propri limiti e pregare per chiedere aiuto
Ma chi siamo noi, così poveri, fragili, per pretendere di cambiare il destino a un bambino abbandonato?
Chi siamo noi per pretendere di essere i collaboratori del Creatore?
Chi siamo noi così pieni di paura, di preoccupazioni, legate alla nostra terrena quotidianità?
Noi così troppo uomini, troppo piccoli, troppo superbi… che pretendiamo di trovare solo in noi stessi le risposte e le soluzioni ai nostri problemi e ai problemi dei bambini?
Allora occorre avere la forza, il coraggio, il grande coraggio, dell’umiltà: di chiedere aiuto; di riconoscere la propria limitatezza.
Da solo non riuscirò a fare niente per quel bambino che soffre: aiutami perché lo voglio aiutare; perché tu mi hai fatto padre; perché mi hai chiamato a collaborare alla tua creazione, ma da solo non ci riesco.
Non ci riesco: troppe “cose” mi tengono legato, qui sulla terra.
Dammi la forza di pregarti; la forza di chiederti di aiutarmi; la forza di credere nella tua Provvidenza; la forza di non stancarmi, la forza di ricercarti sempre.
(M.G)
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