Domenica 14 gennaio (seconda domenica del tempo ordinario). Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro – dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Il commento di Donatella e Stefano
In questo brano l’evangelista Giovanni descrive l’incontro di Gesù con i primi discepoli, indica Giovanni Battista come il testimone del Cristo, come colui che fa il passaggio di consegne e lascia il posto a Gesù. Il ruolo importante di Giovanni Battista è quello di indicare che Gesù è l’Agnello di Dio, il Messia; i discepoli affascinati ascoltano e seguono Gesù, ma lui, in modo curioso, voltandosi indietro, dice: “Che cercate?”, come se volesse interpellare la loro coscienza. Poi continua dicendo: “Venite e vedrete”, invitandoli a fare un cammino di fede e un’esperienza di vita con lui, partecipando attivamente, tramite la loro testimonianza, alla nascita della Chiesa.
Uno dei due discepoli è Andrea, che accompagna il Fratello Simone da Gesù, da cui riceve il nome di Pietro, da questo incontro avviene la trasformazione con cui i discepoli iniziano un cammino nuovo che nasce dal desiderio di conoscere e di seguire il Messia.
L’incontro dei discepoli col Cristo ci rimanda all’incontro con i nostri figli e la frase che Gesù dice ai discepoli, “Che cercate?”, risuona nella mente e ci fa pensare a tutte le volte che i nostri figli mettono le distanze da noi genitori adottivi, come se volessero allontanarsi dal nostro mondo che inconsapevolmente sentono non appartenergli completamente, quasi a interpellare la nostra coscienza, per metterci alla prova e per capire se effettivamente crediamo in loro e nelle loro potenzialità.
Quando viviamo queste distanze ci sentiamo smarriti e allora come i discepoli cerchiamo di fare “Chiesa” e di condividere la nostra esperienza con chi ci è vicino, così come è accaduto ai discepoli che insieme hanno fatto cordata per seguire Gesù.
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