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Gesù è il nome del Figlio di Dio, nel quale ogni uomo e donna può ritrovarsi figlio e figlia

Don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21) proposto dalla liturgia per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio (lunedì, 01 gennaio 2024)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Il commento di don Massimiliano

Il primo giorno dell’anno si celebra, da 57 anni in tutto il mondo cattolico, la Giornata mondiale della Pace, istituita dal Papa San Paolo VI nel 1968. Negli ultimi tempi il richiamo alla intercessione, alla riflessione e all’impegno per ottenere pace in tutto il mondo si è fatto drammaticamente più evidente e in ogni famiglia non mancano parole e preghiere per invocare questa irrinunciabile dimensione della vita di tutti.
Il Vangelo che viene proclamato nella Messa odierna è naturalmente svincolato da questo tema ed è connotato dalla menzione cronologica dell’ottavo giorno dopo la nascita di Gesù con l’imposizione rituale del suo nome. Proprio quel nome contiene però ciò che realizza la pace vera, pienezza di ogni bene. Gesù significa infatti “Dio salva”. Allora è possibile chiamare Dio per nome, sperimentare la realtà umanissima di entrare con lui in relazione, come si fa tra tutte le persone che chiamandosi si riconoscono, si accolgono, si ascoltano, si incontrano.
Gesù è il nome del Figlio di Dio, nel quale ogni uomo e donna può ritrovarsi figlio e figlia e, dunque, riconoscere tutti gli altri come fratelli.
Invocare Gesù vuol dire accettare che abbiamo bisogno della salvezza che noi non sappiamo procurare e che invece, ingannevolmente, pensiamo di imporre come ragione e verità a quelli con i quali entriamo poi in conflitto. Ecco le guerre, che sono domestiche prima che mondiali! Solo Dio-ci-salva (Gesù) da noi stessi e chiamarlo per nome con sincero affetto e trasporto è già liberazione dal nostro ego smisurato, è il “tu” grazie al quale smettere il nostro soliloquio ed entrare in dialogo con l’Altro e con tutti gli altri.
Tommaso da Celano racconta che San Francesco nella famosa notte del presepe di Greccio «ogni volta che diceva “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e deglutire tutta la dolcezza di quella parola».
Chiediamo anche noi, nelle nostre case e nelle nostre comunità, il dono di assaporare la presenza del Signore e di sintonizzarci con le sue parole e i suoi doni d’amore. Nel nome di Gesù non faremo battaglie ideologiche, non identificheremo presunti nemici e non agiteremo proclami e dettami autoritari. Proporremo invece e testimonieremo umilmente gesti di comunione, parole di riconciliazione e vie di pace, da percorrere da Capodanno lungo tutto il calendario.
Buon anno, ogni giorno, con Gesù!

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