Domenica 1° novembre (solennità di tutti i Santi) Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Il commento di Donatella e Stefano
Gesù indica la strada
In questo brano Gesù sale sul monte e si siede per tracciare ai suoi discepoli la via di un’umanità capace di incontrare Dio. È la via delle Beatitudini: povertà in spirito, mitezza, misericordia, purezza di cuore, sete di giustizia e pace, vissute fino al dono di sé nella persecuzione.
Gesù ci indica la strada per entrare nel suo Regno e sperimentare la sua presenza in mezzo a noi. Ci insegna che la vera felicità nasce dalla semplicità, dalla capacità di amare e di fare spazio agli altri, ribaltando la logica umana della forza, del potere e dell’autosufficienza.
Riconoscere la presenza di Dio
A chi sperimenta la fragilità e la sete di giustizia, Gesù offre la promessa certa della consolazione divina. Le Beatitudini non sono un invito alla rassegnazione né l’illusione di una vita senza ferite, ma ci insegnano a riconoscere la presenza di Dio anche nelle difficoltà e a vivere con un cuore mite e misericordioso. Accogliere questo cammino fortifica la fede e trasforma le prove in occasioni di affidamento, nella certezza che il Signore non ci lascia mai soli.
Accettare la vulnerabilità
Le Beatitudini risuonano con una forza del tutto particolare per chi vive o si accosta al cammino dell’affido e dell’adozione. Vivere la povertà di spirito significa accogliere un figlio disarmati: fare spazio al suo passato, alle sue ferite e al terrore di essere respinto, ma significa anche accettare con umiltà la nostra vulnerabilità di genitori, compresi i dubbi e lo smarrimento davanti a una realtà più complessa del previsto.
Le beatitudini dell’accoglienza
La mitezza diventa l’arte della pazienza: un rispetto sacro per i tempi dell’altro, affinché il bambino possa abbassare le difese e scoprirsi, giorno dopo giorno, figlio amato per sempre.
Beati gli afflitti, perché l’accoglienza autentica non fugge la sofferenza pregressa, ma apre le porte di una casa in cui le lacrime, le fatiche e i silenzi possano finalmente incontrare consolazione.
La purezza di cuore è l’amore disinteressato capace di generare una nuova appartenenza e il reciproco dirsi “famiglia”.
Operare per la pace, infine, non è assenza di conflitti, ma la scelta quotidiana di restare: essere presenza solida, riparo e fedeltà attraverso ogni tempesta.
Donatella e Stefano Mazzoli
(I coniugi Mazzoli sono membri della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Bologna, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
(L’immagine proposta a corredo del testo è stata generata con l’intelligenza artificiale)
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.






