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Il Vangelo dell’Accoglienza. Pronti ad accogliere ogni figlio che giunge

Domenica 8 novembre – XXXII domenica del Tempo Ordinario – Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo Famiglie Ai.Bi. Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Il commento di Cristina e Claudio

Scegliere di attendere chi giunge

La Parola di questa domenica ci consegna un’immagine molto specifica: qualcuno che arriva e qualcuno che lo attende.
Vale per tutti e vale per ogni genitore: fare spazio a qualcuno che entra nella nostra vita, spesso in un modo diverso da come lo avevamo immaginato. Un figlio, biologico, adottivo o accolto in affido, porta con sé una storia che non possiamo scrivere noi. Possiamo però scegliere di accoglierla.
L’olio delle lampade può, allora, rappresentare ciò che ci permette di continuare ad esserci: la pazienza, l’ascolto, la cura, la capacità di aspettare e di amare anche nella fatica. Un olio che non è inesauribile e che ha bisogno di essere continuamente alimentato. Per noi cristiani, è soprattutto nella preghiera e nell’incontro con il Signore che possiamo tornare a riempire quella lampada.

Custodire l’attesa

Ed è forse in questa prospettiva che va letto anche un altro particolare, che continua a sorprenderci: quando le vergini rimaste senza olio chiedono alle altre di condividerlo, le vergini sagge dicono di no.
Ma come? Solitamente Gesù invita a condividere, a non tenere per sé. E adesso? Forse la chiave è nel fatto che comprendono che, dividendolo, rischierebbero di spegnere tutte le lampade e non si potrebbe più far festa all’arrivo dello sposo.
Forse anche questo parla alle nostre famiglie: amare non significa dire sempre sì. Ci sono dei “no” che non sono il contrario dell’amore, ma un modo per custodirlo. Non possiamo risolvere tutto per i nostri figli, proteggerli da ogni fatica o vivere la loro vita al posto loro. Possiamo però custodire il nostro olio per esserci quando avranno bisogno di noi.

Essere pronti ad accogliere

E, allora, quel “Vegliate” finale di Gesù può diventare un invito per tutti noi, genitori e non: tenete accesa la lampada, alimentatela nella preghiera e siate pronti ad accogliere chi arriva. Perché la fecondità di noi, uomini e donne di questo tempo, passa proprio da qui, dalla capacità di fare spazio: a un bambino, a un ragazzo, a una persona fragile, a qualcuno che ha semplicemente bisogno di trovare una porta aperta.
Lasciamoci, dunque, interrogare: come persone, come famiglia. C’è qualcun altro a cui potrei fare spazio? C’è qualcuno che, arrivando, potrebbe trovare la nostra lampada accesa?

Cristina e Claudio Cafarelli
(Gruppo Famiglie Ai.Bi. Regione Lombardia)

(L’immagine proposta a corredo del testo è stata generata con l’intelligenza artificiale)

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