Domenica 12 luglio (XV domenica del Tempo Ordinario) Laura e Fabio Bassi (Gruppo famiglie Ai.Bi., Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-9)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Il commento di Laura e Fabio
Questo brano di Vangelo sembra scritto appositamente per chi, oltre a vivere l’esperienza dell’affido familiare direttamente, si impegna anche a sensibilizzare altre famiglie portando la propria testimonianza di vita così che anche altri possano comprendere l’importanza di accogliere un bambino in stato di semi abbandono.
Il seminatore “distratto”
Il brano di Vangelo ci ha offerto un paio di spunti di riflessione. Il primo si riferisce al seminatore che sembra affronti la semina con disattenzione, facendo cadere un po’ ovunque i semi. Noi ci immaginiamo, invece, che la sua possa essere una scelta: come lui, quando noi portiamo la nostra testimonianza, non badiamo al luogo dove ci troviamo per “gettare il seme”, perché non si può mai sapere dove esso germoglierà e se darà frutto. Così testimoniamo l’affido nelle parrocchie o nei gruppi di famiglie che frequentiamo, fra gli amici, sul lavoro; spesso anche in occasioni meno o per nulla ovvie come può essere addirittura una lunga attesa in coda all’ufficio postale o al parco chiacchierando con altri genitori mentre i bambini giocano.
Un annuncio universale che suscita vocazioni particolari
Gesù predicava a tutti, in ogni luogo e a grandi folle senza fare distinzioni. Ci piace pensare che anche la nostra testimonianza possa arrivare a tutti, anche se ci rendiamo conto che l’affido non è per tutti, perché si tratta di un percorso che necessita di terreno fertile per permettere al seme di germogliare. Infatti, nella parabola si legge che quei semi gettati un po’ ovunque germogliano e danno frutto solo grazie ad un terreno buono. Ed è proprio le diversità di terreno che ci hanno offerto il secondo spunto di riflessione.
Terreni sterili …
Abbiamo immaginato i diversi tipi di terreno come se fossero diverse tipologie di persone a cui testimoniamo l’affido. Potremmo paragonare la strada, la cui durezza non permette al seme nemmeno di attecchire, a coloro che sentono parlare di affido familiare, ma non se ne interessano e vanno oltre senza nemmeno chiedersi di cosa si tratta. Il terreno sassoso, invece, è composto da coloro che ascoltano la testimonianza, anche con buon interesse e entusiasmo, poi però tornano alle loro vite di sempre. I rovi sono rappresentativi di coloro che, anche spinti da un desiderio genuino di fare del bene, vedono i problemi prima ancora di intraprendere il cammino e si fanno prendere dall’ansia o dalle preoccupazioni di quello che potrebbe succedere una volta accolto il bambino con due possibili conseguenze: o decidono di non mettersi in gioco per nulla oppure lo fanno, ma con esiti spesso controproducenti o comunque con grande fatica.
… e terreni fecondi
Infine, c’è il terreno buono, ovvero quelle persone che ascoltano la testimonianza, la fanno propria, comprendono che non tutto andrà sempre per il verso giusto, che le fatiche arriveranno, che non sempre si avranno le risposte attese, ma è un percorso che vale comunque la pena intraprendere perché attraverso l’accoglienza il bambino sarà in grado di nascere una seconda volta, di fiorire, di imparare a convivere con le proprie ferite e di sentirsi finalmente figlio. E tutto questo perché l’affidatario avrà con grande impegno preparato il terreno fertile che permetterà al figlio accolto di germogliare e dare frutto.
Seminiamo annunciando con la vita
Ecco perché, come il seminatore, non badiamo troppo a dove gettiamo il seme della nostra testimonianza affidataria perché non si può mai sapere dove e quando fiorirà. A volte subito al termine dell’incontro, a volte dopo qualche tempo altre volte ancora non germoglierà direttamente presso chi ha ascoltato il nostro racconto, ma sarà portato a chi diverrà terreno buono.
Laura e Fabio
(Laura e Fabio Bassi sono componenti del Gruppo famiglie Ai.Bi. della Regione Lombardia)
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