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Il Vangelo dell’Accoglienza. L’amore che trasforma le fragilità.

Domenica 21 giugno (XII domenica del Tempo Ordinario) Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Il commento di Donatella e Stefano

Non temete, non abbiate paura

In questo brano del Vangelo di Matteo, Gesù sta per inviare i suoi discepoli a predicare per la prima volta da soli; sa che hanno paura degli ostacoli che incontreranno nella loro missione e raccomanda loro di avere fiducia in lui, che li conosce e li ama.
Per ben tre volte Gesù rivolge loro l’invito a non temere. Dice di non avere paura di coloro che possono uccidere solo il corpo, ma non l’anima. Se il Padre si prende cura di creature così piccole come i passeri, a maggior ragione veglierà sui suoi discepoli, che valgono più di molti passeri.
Sebbene la paura sia un sentimento naturale all’inizio di un nuovo cammino, il rischio reale è quello di lasciarsene sopraffare fino a rimanere paralizzati. Questo timore, infatti, spinge a ripiegarsi su se stessi e sulla propria sopravvivenza, impedendo di aprirsi all’altro.

Come superare la paura

Nel percorso adottivo, la paura è una compagna frequente sia per i genitori, sia per il bambino. Da una parte i genitori temono di non essere all’altezza, hanno paura del fallimento, delle ferite passate del bambino e delle sfide del futuro; dall’altra, i figli portano con sé il timore di un nuovo abbandono e l’ansia di non essere accettati per ciò che sono.
Il Vangelo non nega l’esistenza della paura, ma ci insegna che possiamo vincerla: non perché le difficoltà svaniscano all’improvviso, ma perché possono essere superate grazie alla promessa di una presenza costante. Accogliere un figlio adottivo significa proprio compiere questo atto di fede: decidere che l’amore e la promessa di un futuro insieme hanno un peso maggiore rispetto alla paura di soffrire.

L’amore che può trasformare le fragilità

Il brano del Vangelo si conclude con la logica del riconoscimento reciproco e intenzionale, principio su cui si fonda anche l’adozione, che non è basata su un legame biologico, ma sulla scelta quotidiana dei genitori che riconoscono quel bambino come proprio figlio e del bambino che, con i suoi tempi, si affida a loro, riconoscendoli come propria mamma e proprio papà.
Accogliere alla luce del Vangelo significa ricordare che l’amore ha sempre il potere di trasformare la fragilità in una luminosa testimonianza di vita.

Donatella e Stefano Mazzoli
(Donatella e Stefano Mazzoli sono membri della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Bologna, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)

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