Domenica 7 giugno (solennità del Santissimo corpo e sangue di Cristo) Elena e Pasquale Salvemini (Gruppo famiglie regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Il commento di Elena e Pasquale
Gesù, pane vivo disceso dal cielo
Nel brano del Vangelo di Giovanni, in questa Solennità del “Corpus Domini”, Gesù dice: <«lo sono il pane vivo, disceso dal cielo». È un’immagine semplice ma profondissima: il pane è ciò che sostiene la vita, ciò che nutre ogni giorno. Gesù si presenta così, come presenza che dona forza, amore e speranza a chi lo accoglie.
L’adozione come scelta d’amore e accoglienza
Per chi vive il cammino dell’adozione, questo brano assume una luce particolare. Adottare significa spesso scegliere di amare prima ancora di essere riconosciuti, accogliere qualcuno non perché “appartiene” già alla propria vita, ma perché si desidera che quella vita possa finalmente sentirsi amata, custodita, nutrita. È un gesto che ricorda il modo stesso con cui Dio si rapporta a noi: ci accoglie come figli, ci fa spazio nel suo cuore e ci dona il “pane vivo” perché nessuno si senta più solo o senza casa.
Costruire la famiglia: la comunione oltre i legami di sangue
Quando Gesù dice: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno», ci ricorda che la vita vera nasce dalla comunione e dalla capacità di donarsi. Anche nell’adozione, una famiglia non si costruisce soltanto con il sangue, ma con l’amore quotidiano, con la presenza fedele, con il nutrire la vita dell’altro attraverso pazienza, sacrificio e tenerezza.
L’accoglienza come riflesso dell’amore di Dio
Questo Vangelo invita allora a guardare ogni esperienza di accoglienza come un riflesso dell’amore di Dio: un amore che non esclude, non misura, non si tira indietro davanti alla fatica, ma sceglie di rimanere. Proprio come dice Gesù: <<Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». Nell’adozione, quel “rimanere” diventa casa, famiglia e speranza.
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