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Il Vangelo dell’Accoglienza. Come accogliere la vita eterna, oggi, sulla nostra terra?

Domenica 31 maggio (solennità della Santissima Trinità) don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Giovanni

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salva per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

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Il commento di don Massimiliano

Fede e salvezza nel dialogo tra Gesù e Nicodemo

Il colloquio notturno di Gesù con Nicodemo, eloquente e discreto cercatore della verità, si avvia alla conclusione con una forte promessa di salvezza: credere nel Cristo significa avere la vita eterna e non ricevere alcuna condanna.
Il linguaggio usato non ci è molto famigliare: siamo avvezzi a collegare condanna e salvezza ad ambiti giuridici, legati a processi nei quali, probabilmente, la stragrande maggioranza di noi tutti non incorrerà mai. L’accento si sposta allora su “chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Abbiamo sempre paura di perdere qualcosa: la salute, i soldi, la tranquillità, la fama, gli affetti, il benessere e i piaceri della vita. Più radicale ancora e più temibile sarebbe perdere se stessi. E non per qualche disgrazia che ci colpisca dall’esterno, ma per una “condanna” che facilmente ci procuriamo da soli. Il Signore ci offre l’unica valida garanzia: aderire a lui con la nostra intelligenza, con il nostro cuore e con le scelte concrete che attuiamo nella nostra vita ci preserva da fatali errori esistenziali.

Che cos’è la vita eterna: una misura piena per il presente

Seguire in tutto Colui che ci consegna tutto l’amore di Dio, che ci chiama amici e che ci indica nell’imitarlo la via, la verità e la vita per ogni nostra circostanza, significa trovare certamente salvezza, o, meglio la “vita eterna”. Non si tratta di un risultato che conseguiremo al termine della nostra esistenza terrena e che ci verrà in qualche modo consegnato come un premio meritato. La “vita eterna” è invece la misura piena, felice e indistruttibile di ogni nostro istante, che neppure la morte potrà poi rovinare.
Conviene darsi da fare per conseguirla subito e per trasmetterla ai nostri figli e a tutti i cari. Anzi, c’è solo da riconoscerla, difenderla e accrescerla. Perché la “vita eterna”, cioè la vita stessa del Figlio di Dio crocifisso e risorto, vivente per sempre tra noi con il soffio del suo Spirito, ci è già stata data, regalata generosamente nel Battesimo e in tutti i Sacramenti.

Vivere secondo il Vangelo per amare senza paura

Vivere bene, per noi stessi e con tutti gli altri, significa respirare continuamente l’aria buona del Vangelo, attingere costantemente la linfa della grazia divina che ci sostiene, ci spinge, ci guida e ci soccorre comunque e ovunque. Una vita non meno che eterna non ha paura di perdere e di perdersi.
Per questo può amare sempre, tutti e per sempre!

 

 

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