Domenica 24 maggio (domenica di Pentecoste) Vilma e Sergio Barel (Gruppo Famiglie Regione Friuli Venezia Giulia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrerò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Il commento di Vilma e Sergio
L’adozione come mappa spirituale della resurrezione
Questo brano del Vangelo di Giovanni, ambientato la sera di Pasqua, racchiude l’essenza del passaggio dalla morte alla vita.
Per noi genitori adottivi, questo testo non è solo il racconto della Resurrezione, ma la mappa spirituale di come lo Spirito Santo trasforma la paura dell’abbandono nella pace di una nuova famiglia.
Gesù a porte chiuse: vincere la paura e i traumi dell’abbandono
Gesù arriva a porte chiuse. I discepoli sono paralizzati dal terrore. Si sentono soli, falliti e braccati. Ma Gesù non si fa fermare dalle barriere fisiche o psicologiche: attraversa il muro della loro paura e si posiziona proprio al centro, deponendo il dono della Pace, che non è assenza di problemi, ma certezza della Sua presenza.
Come genitori adottivi, incontriamo spesso queste “porte chiuse”. Sono le porte del cuore di nostro figlio, sbarrate per timore di soffrire ancora, protette dal muro difensivo del trauma e del rifiuto. A volte sono anche le nostre porte, chiuse dalla paura di non farcela, dalle fatiche burocratiche o dall’ansia del futuro. Ma la nostra spiritualità ci ricorda che Cristo squarcia queste difese. Quando accogliamo la “Pietra Scartata”, Gesù entra in mezzo alla nostra casa e dice: “pace a voi”. Quella pace inizia a sciogliere le durezze, trasformando la nostra casa da un fortino di paure a un santuario di accoglienza.
Trasfigurare le ferite: L’amore terapeutico della famiglia adottiva
Gesù risorto non nasconde i segni della Passione. Avrebbe potuto mostrare un corpo perfetto, eppure sceglie di mantenere le ferite dei chiodi e della lancia, la prova di quanto ha sofferto per noi. Nella Resurrezione, la ferita smette di sanguinare e diventa la luce. Questa è una dinamica che noi genitori adottivi tocchiamo con mano ogni giorno. Nostro figlio porta impresse sulla sua pelle e nella sua anima le piaghe dell’abbandono. La nostra fede non ci chiede di negare questo dolore, di cancellare il passato o di far finta che non sia successo nulla. Ci chiede di fare come Gesù: guardare quelle piaghe, accoglierle e mostrarle senza vergogna. Attraverso l’amore terapeutico della famiglia, quelle ferite smettono gradualmente di fare male e si trasfigurano in segni di vittoria e raccontano una storia di salvezza.
Il soffio dello Spirito Santo: la ri-creazione e la chiamata all’accoglienza
Gesù poi non lascia i discepoli nel cenacolo a godersi la ritrovata intimità. Li “manda”, proiettandoli verso il mondo. E per farlo compie un gesto primordiale: “soffia” su di loro, ripetendo il gesto della creazione. È il soffio dello Spirito che genera una nuova creazione e una nuova umanità. Noi non siamo diventati genitori adottivi solo per riempire un vuoto o per chiuderci nel nostro nido privato. Siamo stati “mandati” fino ai confini della terra per cercare i figli che ci aspettavano. In quel cammino, lo Spirito Santo ha compiuto in noi una vera e propria ri-creazione, soffiando sulla nostra disponibilità. Quel soffio divino è la forza che ci permette, ogni mattina, di rinnovare il nostro “sì” all’accoglienza, ricordandoci che la nostra fecondità è spirituale ed eterna.
Il potere del perdono: liberare i figli dai fantasmi del passato
Il primo dono del Risorto alla Chiesa è il potere del perdono. Gesù affida ai suoi la missione più alta: spezzare le catene del male e del passato, permettendo alle persone di ricominciare da zero, libere dai propri debiti. Nostro figlio, prima di entrare in famiglia, è spesso incatenato a un passato che lo schiaccia: il senso di colpa per essere stato abbandonato, la rabbia verso la famiglia d’origine, il peso di essere una “pietra scartata”. Come genitori adottivi, attraverso il nostro amore incondizionato, perdoniamo e insegniamo a perdonare. Sciogliamo il bambino dai fantasmi del passato, dicendogli: “tu non sei il tuo abbandono, tu sei libero, tu sei mio figlio“. In questo modo, la famiglia diventa il luogo dove la condanna dello scarto si trasforma nell’accoglienza della grazia.
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