Il contributo de La Pietra Scartata e di Ai.Bi. Amici dei Bambini per assicurare identità e dignità anche ecclesiale per l’accoglienza familiare adottiva e affidataria.
Prosegue la rilettura dell’importante cammino sinodale che ha preparato l’Esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco, rintracciando i contributi di Ai.Bi. Amici dei Bambini e de La Pietra Scartata che hanno concorso ad assicurare identità e dignità anche ecclesiale all’accoglienza familiare adottiva e affidataria. Un percorso che viene proposto in cinque tappe (la prima tappa del percorso è disponibile QUI).
La feconda accoglienza
Il movimento Ai.Bi. Amici dei Bambini e l’Associazione La Pietra Scartata hanno puntualmente seguito il lungo e articolato cammino del Sinodo sulla famiglia contribuendo ai diversi momenti di consultazione e partecipazione. Le Associazioni hanno, ad esempio, attivamente partecipato al Congresso internazionale “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” (Roma, 22-24 gennaio 2015) promosso dal Pontificio Consiglio per la Famiglia; il Congresso ha rappresentato un importante appuntamento per dar seguito all’invito del Pontefice il quale aveva sollecitato la Chiesa a vivere “un anno per maturare con vero discernimento spirituale le idee proposte e trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare“.
Dal Congresso di Roma all’Instrumentum Laboris: la centralità dell’adozione
A seguito del Congresso internazionale, il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha raccolto i diversi contributi ordinandoli in un documento di Sintesi organizzato in dieci tematiche maggiormente ricorrenti, offrendoli alla Segreteria chiamata ad elaborare l’Instrumentum Laboris in vista dell’Assemblea ordinaria del Sinodo, come “contributo qualificato e altamente rappresentativo“: una delle dieci tematiche richiama esplicitamente l’esperienza della feconda accoglienza adottiva; la quarta sezione della Sintesi, infatti, è dedicata al tema “Apertura alla vita, metodi naturali e adozione“.
La Relatio Synodi: l’accoglienza come apostolato familiare
L’attenzione e le sensibilità dei Padri sinodali a quanti vivono senza avere più una famiglia ed alle forme familiari di accoglienza è quindi progressivamente cresciuta; una percezione che può emergere con la lettura del n. 58 della Relatio Synodi (ottobre 2014):
Anche in questo ambito occorre partire dall’ascolto delle persone e dar ragione della bellezza e della verità di una apertura incondizionata alla vita come ciò di cui l’amore umano ha bisogno per essere vissuto in pienezza. (…) L’adozione di bambini, orfani e abbandonati, accolti come propri figli, è una forma specifica di apostolato familiare (cf. Apostolicam Actuositatem, III,11), più volte richiamata e incoraggiata dal magistero (cf. Familiaris Consortio, III,II; Evangelium Vitae, IV,93). La scelta dell’adozione e dell’affido esprime una particolare fecondità dell’esperienza coniugale, non solo quando questa è segnata dalla sterilità. Tale scelta è segno eloquente dell’amore familiare, occasione per testimoniare la propria fede e restituire dignità filiale a che ne è stato privato.
L’Instrumentum Laboris: il legame tra amore coniugale, adozione e affidamento
Il testo della Relatio Synodi viene ripreso al n. 136 dell’Instrumentum Laboris (maggio 2015) integrato significativamente col seguente punto n. 138:
Adozione e affido
Per dare una famiglia a tanti bambini abbandonati, molti hanno richiesto di mettere maggiormente in risalto l’importanza dell’adozione e dell’affido. Al riguardo si è evidenziata la necessità di affermare che l’educazione di un figlio deve basarsi sulla differenza sessuale, così come la procreazione. Quindi, anch’essa ha il suo fondamento nell’amore coniugale tra un uomo e una donna, che costituisce la base indispensabile per la formazione integrale del bambino. A fronte di quelle situazioni in cui il figlio è voluto talvolta “per se stessi” e in qualsiasi modo – come fosse un prolungamento dei propri desideri -, l’adozione e l’affido rettamente intesi mostrano un aspetto importante della genitorialità e della figliolanza, in quanto aiutano a riconoscere che i figli, sia naturali sia adottivi o affidati, sono “altro da sé” ed occorre accoglierli, amarli, prendersene cura e non solo “metterli al mondo”. Partendo da questi presupposti, la realtà dell’adozione e dell’affido va valorizzata ed approfondita, anche all’interno della teologia del matrimonio e della famiglia.
(2 – continua)
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