Dalla sofferenza della perdita alla gioia infinita dell’incontro: la testimonianza di Elisabetta e Valter che ci parla di come l’amore abbia vinto ogni ostacolo.
Proponiamo le riflessioni di Elisabetta e Valter sulla propria esperienza di accoglienza; il loro contributo viene pubblicato in due distinte parti di cui questa è la prima.
Primi passi e la sfida dell’infertilità
Quando ci siamo sposati eravamo poco più di due ragazzi, io avevo 19 anni, Valter 23; eravamo felici, sereni, spensierati, come la nostra età ci richiedeva. Dopo due anni di matrimonio decidemmo di avere un figlio, ed ecco che il nostro desiderio sembrò subito avverarsi. Inizialmente la gravidanza procedeva bene, sembrava un settimino. In sala parto la voce del medico fu per me come una doccia gelata: «non è normale». Mi prese la disperazione e il desiderio di non essere lì a dover vivere quel momento. La morte della piccola dopo poche ore aggiunse dolore al dolore.
La forza di non arrendersi
Da quel momento iniziarono gli accertamenti medici su di noi, che fortunatamente non risultammo portatori di handicap. Dopo pochi mesi rimasi nuovamente incinta, ma il consiglio dei medici fu: «non porti a termine la gravidanza. Facciamo tutti gli accertamenti per non rischiare». No! Questo bimbo deve nascere! Così, tra lacrime e speranze, si continua … In quel periodo mi sono riavvicinata alla preghiera, come se Dio fosse l’unico a potermi aiutare. Al sesto mese di gravidanza super-controllata mi vennero le doglie e il bimbo nacque. Ma era troppo piccolo, eravamo nel 1979 e le tecnologie non erano ancora in grado di far sopravvivere un esserino di 750 grammi e dopo tre giorni in incubatrice il nostro bambino morì. Ci prese il vuoto, il dolore e la classica domanda: ma perché?
Il bivio: scegliere la strada dell’adozione
L’anno seguente con un intervento chirurgico mi sono state tolte quasi interamente le ovaie. Il nostro sogno di diventare genitori sembrò sfumare quasi definitivamente. Riaffiorò allora l’idea dell’adozione, che già avevamo preso in considerazione in precedenza. Così iniziammo le carte, le pratiche burocratiche, etc.. Abbiamo fatto due domande di adozione, nazionale e internazionale, dato che i documenti da presentare sono gli stessi. Nel frattempo Valter venne colpito da una malattia le cui cure non davano buoni esiti; dopo qualche tempo il medico consigliò una nuova tecnica, che utilizza una sostanza mutogena, per cui se volevamo avere dei figli … Il medico ci lasciò un certo tempo, ma non rimasi incinta e così sfumò definitivamente la speranza di una genitorialità che avesse origine da noi.
La ricerca di risposte e nuovi orizzonti
In questo periodo abbiamo conosciuto una coppia con le nostre stesse problematiche. Ci trovavamo, parlavamo: cosa si può fare? Approdammo ad un indirizzo, un certo Padre Mario Colombo, missionario del PIME in Brasile. Gli abbiamo scritto speranzosi; lui ci ha risposto con un indirizzo, quello di Marco Griffini, che abbiamo contattato. Lui all’epoca aiutava, in modo casalingo, le coppie che volevano adottare un bambino, coadiuvato da Padre Mario. Così abbiamo conosciuto altre coppie nelle nostre condizioni, abbiamo parlato e siamo arrivati ad una conclusione: manca organizzazione, manca informazione e tante altre cose … Cosa si può fare per aiutare i bambini ad avere una famiglia? Perché ci siamo resi conto che questa era ed è la cosa più importante. Sono nati così i primi incontri alla sera, la domenica, in ogni momento libero; in seguito nascerà Amici dei Bambini.
L’attesa della chiamata dal Tribunale
Presentammo così le nostre domande di adozione nazionale ed internazionale. Dopo 6 mesi andammo in tribunale con il numero della pratica per l’adozione internazionale per sapere più o meno quanto fosse il tempo di attesa. Ci dissero: «sarà per l’inizio dell’anno prossimo». Nel frattempo cercavamo di immaginarci l’incontro con nostro figlio, il posto dove viveva e come poteva essere la sua esistenza in quel periodo. Pensavamo già ad un bimbo che in qualche parte del mondo ci aspettava, e così la gravidanza nasceva nel nostro cuore, nel cuore di entrambi. Con stupore ricevemmo una telefonata alla fine di settembre, ci convocavano in tribunale per i primi giorni di ottobre: non avevamo più pensato all’adozione nazionale, ma era proprio per quella che eravamo stati chiamati.
(fine prima parte – prosegue)
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