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Il Vangelo dell’Accoglienza. “Non vi lascerò orfani”: colmare il vuoto dell’abbandono con l’amore

Domenica 10 maggio (VI domenica di Pasqua) Laura e Fabio Bassi (Gruppo Famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Il commento di Laura e Fabio

L’accoglienza affidataria: mettere in pratica i comandamenti di Gesù
Il brano di Giovanni offre spunti profondi per leggere l’accoglienza affidataria come una missione d’amore non solo nei confronti del minore accolto, ma di Gesù e di conseguenza anche di Dio in quanto Padre. Gesù, infatti, ci chiede di osservare i comandamenti e uno dei significati di “osservare” è adempiere, ovvero mettere in pratica. Gesù, insomma, ci chiede di “agire”, di mettere in pratica i suoi insegnamenti, di amare il prossimo come noi stessi, di amarci gli uni gli altri, di occuparci dei più deboli, di non recare offesa o dolore o danno ad altri. Ci chiede di seguire il suo esempio con le nostre stesse vite. Al tempo stesso ci chiede di rispettare i comandamenti che Dio ha consegnato a Mosè.

Lo Spirito della Verità: la forza che ci spinge ad accogliere
Noi interpretiamo questa richiesta di osservare i comandamenti come un monito, ovvero che la fede, seppur importante, da sola non basta per dimostrare l’amore al Padre. Quando lo Spirito dimora in noi ed è in noi come dice Gesù, ci spinge ad agire, a dimostrare l’amore di cui siamo capaci, a fare ciò che senza di esso, non faremmo.

L’affido come responsabilità e desiderio di sentirsi amati dal Padre
Accogliere un bambino è un “fare” che nasce dall’amore. È la disponibilità a mettersi in gioco, anche quando questo comporta fatica, a “stare” nella relazione anche quando essa ti mette alla prova, ti sfinisce, ti fa soffrire. L’affido diviene così un impegno concreto e una responsabilità verso il bambino, ma anche verso il nostro desiderio di sentirsi amati dal Padre nei cieli. Perché sentirsi amati da Lui ci dà la forza per superare la fatica per il bene del bambino a noi affidato e nel donare amore a quel bambino dimostriamo di amare a nostra volta Gesù e il Padre.

Fede e fiducia: superare i momenti difficili nel cammino dell’accoglienza
Non sempre si riesce a sentirsi “appagati” dal desiderare il bene altrui, soprattutto quando ci sforziamo tanto e non si vedono i frutti di tanto impegno. Ed ecco che torna in gioco la fede ovvero la fiducia in colui che ci ha portati a percorrere questo cammino e che ci sostiene anche nei momenti difficili.

“Non vi lascerò orfani”: colmare il vuoto dell’abbandono con l’amore
Ci colpisce molto il versetto 18: “non vi lascerò orfani, ritornerò da voi” con cui Gesù, consapevole che presto dovrà morire, promette che la sua dipartita non sarà un abbandono. Sono parole rassicuranti, che ogni figlio vorrebbe sentirsi dire quando un genitore deve partire. Ecco, quindi, che accogliere un bambino che non ha una famiglia diventa strumento di questa promessa. È dimostrargli di voler colmare quel vuoto che si è creato in lui a seguito di un abbandono morale o materiale con conseguente allontanamento dalla sua famiglia d’origine. È dirgli che non è solo e che tu sei lì per aiutarlo a fare i conti con quella ferita.

Testimoniare il Vangelo nonostante la fatica e i limiti umani
E non importa se molti vedono in questi figli un problema, una fonte di sacrifici o non comprendano come si possa amare così tanto un figlio “altrui”. Per noi fare la volontà del Signore osservando i suoi comandamenti significa farlo nonostante la fatica, nonostante la diffidenza degli altri, nonostante la solitudine che qualche volta questo comporta e persino nonostante noi stessi e i nostri limiti. Perché Gesù non dice che sia facile osservare i comandamenti, ma ci rassicura che nel farlo saremo guidati dallo Spirito Santo e che questo ci donerà conforto.

La gioia del dono: riconoscere la volontà di Dio nel sorriso di un bambino
Avviene poi che osservando quel bambino giocare, sorridere, dormire sereno, sentiamo in cuor nostro di aver fatto la volontà del Signore, di aver saputo donare amore perché quest’occasione ci fa sentire amati e questo ci spinge a donarci agli altri.

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