Domenica 3 maggio (V domenica di Pasqua) Cristina e Paolo Pellini (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Il commento di Cristina e Paolo
Il brano di Giovanni si colloca all’inizio dei grandi Discorsi dell’addio del suo Vangelo, un unicum nell’ambito dei quattro vangeli. Gesù parla ai suoi amici più intimi nell’ora della separazione, dopo il gesto umile e profetico della lavanda dei piedi. Le sue parole non sono di commiato, ma di rivelazione e di consegna: consegna del mistero di Dio e della missione affidata ai discepoli.
Cosa consegna a noi famiglie accoglienti Gesù con queste parole, quale missione?
“Non sia turbato il vostro cuore”. È una parola che sentiamo rivolta anche a noi, soprattutto nei momenti in cui l’accoglienza ci mette alla prova: quando non capiamo il comportamento di un bambino, quando la sua storia ferita entra con forza nella nostra casa, quando ci sentiamo inadeguati. Non sia turbato o dis-turbato il cuore di chi accoglie il dolore di un figlio da ciò che può portare lontano dalla verità, alla ricerca di soluzioni immediate, di scorciatoie. Gesù, infatti, non promette una strada facile né veloce; promette una presenza, un posto dove stare con lui, un posto sicuro e “riservato”. È lo stare davanti ad un figlio nella gioia e nel dolore della nuova storia che comincia dall’incontro di più storie, probabilmente tutte complesse. Stare come Gesù è stato nella sofferenza del mondo: è stato con gli esclusi, con i malati, con i peccatori. La sua presenza ha aperto la via alla salvezza per tutti.
“Io sono la via”. Questa via da seguire diventa chiara e concreta quando, semplicemente, si apre la porta di casa a un minore che non era “nostro figlio”, ma che aveva bisogno di sentirsi tale, aveva bisogno di una casa, di un posto sicuro dove sentirsi amato. E noi avevamo bisogno di lui per riorientarci, per trovare il centro della vita buona.
“Chi ha visto me ha visto il Padre”. Preparando la colazione, facendo i compiti con un figlio, andando al parco, restando accanto a lui durante una crisi … siamo consapevoli della responsabilità che esercitiamo? Che Dio passa anche attraverso di noi verso quel figlio che non ha conosciuto un padre, non perché siamo perfetti, ma perché ogni gesto che facciamo lo facciamo nel nome di Cristo che ci ha chiamati? E viceversa: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” (Mc. 9, 37).
“Chi crede in me compirà opere più grandi”. Nell’affido e nell’adozione le “opere grandi” non sono straordinarie agli occhi del vedere comune: sono la pazienza quotidiana, la fedeltà, la capacità di restare anche quando è faticoso; sono allacciare le scarpe, preparare un pasto sano, cucire un bottone. Un valore inestimabile per chi non è mai stato accolto come figlio: il sentirsi il centro di un amore grande.
Da soli non potremmo farcela. Per questo attendiamo e invochiamo, in modo particolare nell’avvicinarsi della Pentecoste, lo Spirito Santo: è Lui che ci guida dall’interno, che ci aiuta ad amare quando le energie finiscono, che ci ricorda che ogni bambino è prima di tutto figlio di Dio.
Affidiamo al Signore le nostre famiglie, i bambini che incontriamo e quelli che ancora aspettano una casa. Continui a renderci strumenti del suo amore, perché nessun figlio si senta senza dimora.
Amen.
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