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Il Vangelo dell’Accoglienza. Anche a voi capita di incontrare Gesù per strada?

Domenica 19 aprile (III domenica di Pasqua) Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e con- versavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i ca- pi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi sperava- mo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si so- no recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tra- monto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli oc- chi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Il commento di Cristina e Claudio

Anche la Parola di oggi sembra raccontarci situazioni che si verificano ogni giorno e ci rendiamo conto che tante volte ne siamo protagonisti noi stessi, in un ruolo piuttosto che un altro.
Quante volte siamo “in cammino”? In quanto genitori, forse potremmo dire “di corsa”? Un amico, un giorno, quando gli chiesi come stessero in famiglia mi rispose: “bene! Nel solito frullatore”. Già. Spesso di corsa e magari anche senza neanche una meta o, per lo meno, verso una meta poco lungimirante, proprio come questi due discepoli i quali invece di andare verso Gerusalemme, se ne allontanano camminando verso Emmaus.
E di cosa parlano? Di “tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole …”. E sono già bravi a parlare di Gesù, perché se penso agli argomenti di cui molto spesso ci ritroviamo a parlare noi …
Anche a voi capita di parlare di Gesù per strada? Magari quando, appena usciti da messa, ci si ferma con gli amici a parlare sul sagrato, ci si saluta e ci si sofferma su qualche frase o parola delle letture o dell’omelia … o no? Oppure mentre si torna a casa, con la propria moglie, il proprio marito o con i figli … o no?
A noi capita molto più spesso di essere simili a questi due discepoli in un altro aspetto: “noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute”. Sì, è un modo di lamentarsi che ci colpisce spesso: quella persona che ha fatto fatica a salutarci; mia moglie o mio marito che non mi capisce; i nostri figli che non ci ascoltano e che continuano a fare sempre gli stessi errori; per non parlare di quelli che si lamentano delle guerre e della povertà nel mondo; si chiedono perché Dio permetta certe cose e poi … inveiscono al semaforo se, quando scatta il verde, sei ancora in folle, se lampeggi perché vai troppo forte e vuoi sorpassarli, ma anche se vai troppo piano e loro hanno fretta.
Per fortuna ci sono le donne che vanno di prima mattina al sepolcro, ci sono tanti angeli che dicono che “egli è vivo” e lui stesso ci si fa incontro e cerca di spiegarci il senso della sua venuta. Il fatto è che non lo riconosciamo, e non capiamo (o non vogliamo capire).
A volte si presenta di fronte a noi come un amico che ci consiglia o che ci chiede aiuto (oppure non ce lo chiede, ma vorrebbe); altre volte come un vicino di casa, un collega oppure come un bambino.
Noi lo abbiamo incontrato sotto varie forme: a volte (ne siamo certi) non ce ne siamo neanche accorti; a volte forse abbiamo preferito non accorgercene perché ci sembrava troppo faticoso,; altre volte ancora lo abbiamo incontrato e fatto entrare nella nostra casa, lo abbiamo accolto.
È successo anche quando abbiamo scelto di sposarci e accogliere l’altro/a, quando abbiamo accolto il nostro primo figlio, poi la seconda e poi ci siamo aperti anche all’affido e abbiamo accolto la nostra terza figlia.
Tante volte restiamo accecati dalle mille cose da fare e non riusciamo a guardare oltre la pila di vestiti da lavare e stirare, i mille giri da fare per le varie attività e anche i fuorionda di una bravata eccessiva.
Quando però riusciamo a mettere a fuoco le cose importanti, quando riusciamo a vedere che chi abbiamo di fronte è nostro fratello, nostra sorella, che magari ha “solo” bisogno di sentirsi amato, quando riusciamo a testimoniare il nostro amore con gesti, attenzioni, sguardi … anche noi ci domandiamo: “non ci ardeva forse il cuore nel petto?”. O no?

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