Domenica 12 aprile (II domenica di Pasqua o della Divina Misericordia) Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Il commento di Donatella e Stefano
In questo brano del Vangelo, Giovanni ci racconta l’apparizione di Gesù ai discepoli, nel cenacolo dove erano riuniti. Le porte sono sbarrate, ma Gesù supera le barriere apparendo ai discepoli. Le porte chiuse rappresentano le nostre paure, i nostri conflitti e i nostri pregiudizi, Gesù le attraversa per ricordarci che la sua pace è più forte di ogni nostro timore.
La pace di Gesù non è l’assenza dei problemi (le sue ferite sui piedi e sulle mani restano visibili), ma è la capacità di affrontare le nostre paure con una luce nuova; è una pace che non cancella la sofferenza, ma la trasfigura in speranza.
Le ferite rimangono, ma non fanno più paura: sono trasformate da segni di morte a prove d’amore.
La pace cristiana non è l’assenza di difficoltà o sofferenza, ma è sentire Cristo accanto a noi nei momenti difficili, che trasforma il dolore in capacità di amare ancora.
Nell’adozione, le “porte chiuse” sono spesso quelle del passato del bambino, segnato da abbandoni o traumi, ma possono essere anche quelle del cuore dei genitori, timorosi di non essere all’altezza o di non essere accettati.
L’amore adottivo è chiamato a superare le barriere protettive che il bambino ha innalzato per non soffrire più. Un figlio adottivo porta con sé le ferite del suo passato. Accoglierlo non significa pensare che quelle cicatrici spariscano, ma significa riconoscerle come parte integrante della sua identità. L’adozione non cancella la paura, ma la accoglie finché non si trasforma in fiducia nel legame d’amore familiare.
Come san Tommaso anche i nostri figli hanno bisogno di conferme, la loro fiducia nel nuovo legame non è immediata, non gli basta sentirsi dire “siamo una famiglia”, hanno bisogno di toccare con mano, mettendo alla prova i genitori nella continua ricerca della dimostrazione del loro amore. Così come Gesù non si sottrae al tocco di Tommaso, i genitori adottivi sono chiamati a restare, pazienti e presenti, affinché ogni timore si trasformi in accoglienza familiare.
Ti potrebbe interessare:
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.





