Domenica 5 aprile (domenica di Pasqua «resurrezione del Signore») don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il Vangelo di Giovanni (Gv 20,1-9)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Il commento di don Massimiliano
“Quando era ancora buio”. La semplice annotazione cronologica dell’Evangelista contiene una forte provocazione per la nostra celebrazione della Pasqua.
L’avvenimento più decisivo della nostra esistenza non è proclamato sotto i riflettori, non si realizza subito clamorosamente e pubblicamente. Il Salvatore sconfigge la morte nascostamente, in silenzio e ci offre di esserne partecipi e testimoni attraversando l’incertezza e mettendo in gioco, via via, tutta la nostra fiducia.
Viviamo evidentemente tempi bui, sotto innumerevoli aspetti che tutti possono conoscere e sperimentare. Le tenebre sono quelle delle guerre, delle ingiustizie, delle colpevoli miserie, delle menzogne sistemiche, delle mostruose disuguaglianze, degli egoismi nazionali e individuali, dell’uso disumano delle tecnologie e delle economie, delle relazioni fragili e frammentate, dei tradimenti e delle paure, delle violenze verbali, domestiche e affettive … e quant’altro!
E allora, la Resurrezione di Cristo è stata inutile? La nostra fede nel Crocifisso e Risorto è solamente una devozione consolatoria (e neppure efficace)?
Il racconto evangelico ci risponde: la luce della Pasqua e la sua forza invincibile ci raggiungono a tentoni. Maria di Magdala, Simon Pietro e l’altro discepolo (Giovanni) rappresentano efficacemente l’insieme dei nostri dubbi, desideri, confusioni, incredulità, illusioni, speranze e affidamenti.
È così la nostra fede pasquale. Il Signore non ci chiede altro. Lui saprà progressivamente colmare i nostri vuoti di intelletto, di fiducia e di amore.
Appare nel testo una sola condizione: tutti corrono. Non stiamo fermi! Non lasciamoci paralizzare dallo spavento delle situazioni e dall’inerzia dei nostri peccati. Mentre è ancora buio fuori e dentro di noi, il mattino del riscatto sta sorgendo, le pietre dei nostri irremovibili difetti vengono rimosse, possiamo uscire ad annunciare nuove possibilità di autentica umanità.
Non occorre sognare o inventare. Basta seguire il Risorto, che è “con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Buon risveglio di Pasqua!
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