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Il Vangelo dell’Accoglienza. Entrare nella settimana santa con sincera autenticità

Domenica 29 marzo (domenica delle palme: passione del Signore) don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il Vangelo di Matteo (Mt 26,14-16;27,62-66)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 26,14-16;27,62-66)

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. (…) Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

Il commento di don Massimiliano

La “Domenica delle palme” rappresenta il portale di ingresso della Settimana Santa, che il Rito ambrosiano chiama suggestivamente “autentica”. Nel Rito romano il piatto forte del lezionario è la proclamazione dell’intero racconto della Passione, quest’anno secondo Matteo.

La chiave di lettura spirituale, secondo la quale lasciarci coinvolgere profondamente dai testi e dai momenti della celebrazione, è offerta con efficace semplicità dall’orazione iniziale:

“Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione”.

Della lunga pericope evangelica proposta dalla liturgia (Mt 26,14-27,66), richiamo solo i versetti iniziali (Mt 26,14-16) e quelli finali (Mt 27,62-66); soffermandoci a meditare sulla “cornice” della narrazione vogliamo naturalmente introdurci a seguire ogni passo del nostro Salvatore.

Colpisce che il culmine dell’insegnamento che Gesù offre, siglandolo con la testimonianza fino alla morte del suo amore per tutti, inizia con un vile commercio, per combinare un’ingiusta cattura, e si conclude con un freddo provvedimento di pubblica sicurezza, decretato per scongiurare una possibile “impostura”.

I confini entro i quali si svolge la Passione sono dunque tetri e meschini. Il Signore, sia vivo che morto, è nelle mani di traditori, burocrati e politicanti.

E dove sono i suoi discepoli? Che parte hanno nel difendere il Maestro, o almeno nel provare a difenderlo?

E oggi? Dove stiamo noi nella società, nelle scelte morali, politiche ed economiche, nella comunicazione e nella cultura? Seguiamo l’insegnamento e la testimonianza del Cristo crocifisso e risorto? O lasciamo che venga eliminato come un fastidio e bollato come un impostore? Ci basta tenere la croce di Cristo come una devozione personale?

Anche nelle nostre famiglie i rapporti interpersonali e le decisioni esistenziali possono diventare preda di qualche sottile tradimento: forse alcune circostanze e la nostra fragilità possono portarci a “consegnare” la nostra fede per qualche “denaro” che sembra garantirci un po’ di sicurezza o di effimera tranquillità; forse il sentire comune ci appiattisce su posizioni “di guardia” anche rispetto alle conseguenze della presenza decisiva del Risorto nella nostra vita.

Non è ciò che lucidamente vorremmo, ma, con sincerità, dobbiamo riconoscere che anche noi potremmo trovarci tra i Giuda, i Pilato, le guardie e i capi dei sacerdoti e dei farisei. Non allontaniamo con leggerezza questa ipotesi.

Il timore di tradire il Signore, anche solo con la nostra passiva indifferenza, ci tenga desti nella coscienza e vigilanti nella fede.

Così da “avere sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della resurrezione”.

Buona settimana autentica!

 

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