Domenica 15 febbraio (VI domenica del Tempo Ordinario) Renata e Giovanni Solfrizzi con la figlia Jussara Rita (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-22a.27-28.33-34a.37)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-22a.27-28.33-34a.37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Il commento di Renata e Giovanni con Jussara Rita
Siamo nel cuore del “Discorso della Montagna”: qui ne leggiamo un piccolo pezzo, un po’ compresso, che a prima vista sembra rendere ancora più rigidi i Comandamenti ricevuti da Mosè che ancora oggi siamo chiamati a osservare.
Ma proviamo a calarci nel testo con gli occhi del 2026: non c’è dubbio che un buon cristiano debba osservare le leggi, a cominciare da quelle che regolano la vita di tutti i giorni. Chi, come noi, ha scelto di intraprendere il cammino dell’accoglienza adottiva o affidataria, ha anche imparato a leggerle con maggiore attenzione per raggiungere “legalmente” l’obiettivo della genitorialità.
Ma Gesù ci chiede di andare oltre, anche oltre i Comandamenti: rivolgendosi ai suoi discepoli, “smonta” i precetti anche minuziosi (ad esempio quelli che stabiliscono la differenza tra dare al proprio fratello dello “stupido” o del “pazzo”) per insegnarci che è necessario avere una fede coerente e profonda, capace di andare oltre le regole formali.
Per entrare nel regno dei cieli dobbiamo essere capaci di trasformarci dall’interno: andiamo a Messa, facciamo la comunione, diamo una mano in parrocchia e tante altre cose, ma se non lo facciamo con il cuore è come non farlo affatto, anche se avremo rispettato tutte le prescrizioni.
Così è stato, magari in parte inconsapevolmente, quando abbiamo iniziato il percorso adottivo: abbiamo dovuto accettare e rispettare tante regole, tante norme, a volte anche pesanti e fastidiose, ma se il nostro cuore non fosse stato già dall’altra parte mondo, se non fosse stato totalmente aperto e desideroso di donarsi completamente a nostra figlia, allora non saremmo diventati dei veri genitori, ma semplicemente dei bravi, ma freddi accuditori di un bambino.
A ben vedere, Gesù non ci chiede di disattendere i precetti: vuole insegnarci che le leggi vanno rispettate, ma anche che ogni cosa deve essere fatta con il cuore. La legge ci serve come una stampella, serve per camminare dritti, ma solo con l’amore disinteressato verso il prossimo – e quindi verso di Lui – possiamo trovare la vera pace e la vera giustizia; non a caso, al versetto 17, Gesù introduce questo brano sul compimento della legge con le parole: “Non crediate che sia venuto per annullare la legge o i profeti; non sono venuto ad annullare, ma a compiere”.
Un messaggio assolutamente attuale anche al giorno d’oggi, in un mondo dominato da guerre vicine e lontane, indifferenze e insofferenze: dobbiamo pregare, quindi, affinché tutti noi, inclusi i “potenti” della Terra, riusciamo a capire nel profondo del nostro cuore che la legge sopra tutte le leggi è la legge dell’amore.
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