Domenica 1 febbraio (IV domenica del Tempo Ordinario) Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Il commento di Donatella e Stefano
Con il brano delle Beatitudini ha inizio il “Discorso della Montagna”, il primo grande insegnamento di Gesù. Il gesto di Gesù che sale sul monte richiama visibilmente l’ascesa di Mosè sul Sinai. Tuttavia, vi è una differenza fondamentale: mentre Mosè salì da solo per ricevere la Legge da Dio, Gesù chiama a sé i discepoli. Egli desidera che tutti siano con Lui sul monte e, sedendosi, parla loro con autorevolezza, presentando le otto Beatitudini. Esse non sono solo un elenco di precetti, ma rappresentano il modello di vita incarnato da Gesù stesso.
Le Beatitudini non aboliscono né sostituiscono la legge di Mosè, ma le danno pieno compimento, ne rivelano il significato profondo e insegnano come metterla in pratica, rendendo il cuore dell’uomo più sensibile al bene. Rappresentano il “programma di vita” del Signore e, di conseguenza, devono diventare il programma di ogni cristiano: non è sufficiente “non fare il male”; Gesù ci spinge a operare attivamente per il bene, indicandoci una strada dove la salvezza passa attraverso la qualità delle nostre relazioni.
Beati sono coloro che scelgono di seguire questa nuova via. Gesù non ci offre solo una dottrina o delle verità da conoscere intellettualmente, ma ci indica un modo di vivere concreto, indicandoci la strada che conduce alla vera salvezza.
Le Beatitudini sono un invito alla felicità: come famiglie adottive, abbiamo scelto di accogliere questo invito, facendoci ponte verso la gioia di bambini che, senza alcuna colpa, ne sono stati privati. La nostra apertura all’amore si è fatta risposta concreta al grido di chi attendeva, nella solitudine, che qualcuno bussasse alla porta del proprio cuore, testimoniando così che la famiglia non è solo un legame di sangue, ma una scelta spirituale che riflette l’agire di Dio, il quale ci accoglie tutti come figli scelti e amati.
Accogliere un minore significa trasformare la fede in casa e calore.
In questo modo, le Beatitudini diventano un modo di vivere che conduce alla salvezza: una strada dove l’amore si fa cura quotidiana e dove, nel volto di ogni figlio accolto, impariamo a riconoscere il volto stesso di Cristo.
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