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Il Vangelo dell’Accoglienza. In cammino con Gesù Abbandonato per aprirci alla accoglienza di chi ha bisogno di noi

Domenica 25 gennaio (III domenica del Tempo Ordinario) Piera e Francesco Ferruccio (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, Regione Abruzzo) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-17)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-17)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Il commento di Piera e Francesco

La prima immagine che abbiamo del Vangelo di Matteo di questa domenica è quella di Gesù che si mette in viaggio. Decide di lasciare Nazareth perché intuisce che i tempi sono maturi per un cambiamento.
Quante volte siamo tentati di rimanere fermi nella nostra zona di comfort dove siamo al sicuro, non corriamo rischi perché il cambiamento ci fa paura. Gesù, invece, ci invita a metterci in cammino a non chiuderci in noi stessi perché oppressi dai problemi e dalla vita quotidiana; ci esorta ad aprirci e iniziare un cammino insieme a lui.
“Venite dietro di me e vi farò pescatori di uomini”, dice Gesù a Pietro e Andrea. Gesù esorta i suoi discepoli, ma allo stesso tempo esorta noi. Gesù non vuole che ci annulliamo, anzi con la sua esortazione sta cercando di valorizzare quello che noi siamo, quelle che sono le nostre potenzialità, ma che il più delle volte non siamo neanche consapevoli di avere.
L’amore verso un figlio non generato è un amore che avevamo dentro ancora prima di accogliere nostro figlio. Non riusciamo a riconoscerlo o anche sentirlo perché oppressi dai nostri problemi o anche accecati dalla rabbia di non poter generare un figlio. Ma Gesù non ci avrebbe mai lasciato nelle tenebre ed è bastato che noi volgessimo lo sguardo verso di Lui, che ascoltassimo la sua voce perché vedessimo la luce e udissimo il grido di nostro figlio abbandonato.

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