Domenica 18 gennaio (II domenica del Tempo Ordinario) Cristina e Fernando Carallo (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Lecce, Regione Puglia) commenta il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Il commento di Cristina e Fernando Carallo
Nel brano del Vangelo di oggi, Giovanni Battista fa esperienza, passa dal sapere alla conoscenza. In alcuni passi dichiara: “Egli è colui di cui dicevo”, perciò Giovanni sapeva di Gesù, infatti erano cugini.
Nella riga successiva afferma “non lo conoscevo”. Al termine del brano dichiara “Ho visto e testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.
Tutto ciò avviene nell’incontro con Gesù. In quell’incontro Giovanni, come Lo vede avvicinarsi, annuncia ad alta voce: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”.
In questo modo il Battista rivela la missione redentrice di Gesù. Benedetto XVI afferma che l’espressione “Agnello di Dio” è l’interpretazione del carattere teologico della croce del battesimo di Gesù, della sua discesa nella profondità della morte.
L’agnello pasquale, che era il simbolo della liberazione dall’Egitto, nel Giordano si rivela come il vero agnello, innocente e mansueto, che immolandosi sulla Croce avrebbe liberato tutti dal peccato. Questa missione viene assunta da Gesù con il Battesimo nel Giordano.
In questo passo ci viene svelato il mistero di Gesù che risulta accessibile grazie a un’esperienza viva dell’“Agnello”: non è sufficiente studiarlo o andare a Messa, ma deve suscitare in ciascuno di noi una passione, un amore, una rinascita spirituale che farà di ognuno di noi uomini e donne nuovi, diventando così veri discepoli di Gesù.
Papa Francesco si chiedeva cosa significasse essere discepoli e la sua risposta fu: mettere l’innocenza al posto della malizia, l’amore al posto della forza violenta, l’umiltà al posto della superbia, il servizio al posto del prestigio.
Noi genitori adottivi abbiamo sperimentato l’incontro con “l’Agnello” quando, aprendo mente e cuore all’amore, abbiamo accolto i nostri figli e con umiltà ci siamo messi a servizio del loro bene, cercando di guarire le loro ferite create dall’abbandono.
Così ogni giorno sperimentiamo la vera libertà e l’autentica salvezza, non basata sui nostri meriti, ma sull’azione dello Spirito Santo che agisce in noi.
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