Domenica 11 gennaio (festa dedicata al battesimo del Signore) don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Il commento di don Massimiliano
Il termine “battesimo” significa “immersione” indicando propriamente la tecnica con la quale avviene questa pratica rituale. Gesù non avrebbe dovuto sottoporsi all’azione purificatrice del Battista, dato che il Messia è naturalmente senza peccato. Eppure Matteo si sofferma sulla sua ferma volontà di essere battezzato nel Giordano per adempiere così “ogni giustizia”, cioè per realizzare tutta la volontà di Dio.
La scena inaugura la vita pubblica del Maestro ed esprime sinteticamente già tutta la sua missione alla luce della Pasqua. In Gesù si rivela tutta la presenza e la potenza di Dio che “apre i cieli” per immergersi nella nostra povera umanità, segnata dal limite e dal peccato, e riscattarci alla nostra dignità di figli amati e animati dal suo stesso Spirito.
Forse anche noi, come Giovanni, vorremmo che il Signore si imponesse più chiaramente sulle nostre fragilità, sulle nostre colpe e sui mali del mondo e restiamo spesso spiazzati dal suo restare nascosto dentro le pieghe oscure della storia. Ma la salvezza che Gesù ci porta si compie solo nell’umiltà e così ce la mostra sin dall’inizio.
Il Battesimo di Cristo è anticipazione, inversa, del nostro: Lui entra nella nostra limacciosa esistenza perché noi, immersi nella sua, possiamo vivere poi impregnati della sua grazia. Tutte le fibre più profonde e decisive della nostra persona possono essere irrorate dalla linfa vitale del Risorto; i nostri pensieri, i nostri affetti, le nostre energie e capacità, le nostre azioni e i nostri sogni sono predisposti per seguire il Figlio di Dio, per vivere come Lui secondo il progetto di felicità del Padre.
Da parte nostra ci vuole tutta l’umiltà di “lasciar fare” a Lui, di non anteporci e sostituirci al disegno divino.
Il compimento della sua giustizia davvero ci conviene!
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